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Amici d'un ntempo

Amici d’un tempo

dove siete amici d’un tempo
tu Stefano so che ti sei laureato
architetto affermato
nello studio di Piano
e quando passo per “Zena”
quell’agglomerato color pastello
mi ricorda il tuo genio
e quello
ch’eri capace di fare
con una matita e un foglio
ovvero di dare
anima ad ogni disegno
col minimo impegno
e per i compiti
di latino provvedevo io
e m’ero già inventato
il “due per tre”
Cappello Tenella e te

tu Ezio fai la bella vita a Bologna
quanti ricordi in quella vecchia casa
di Piazza Wolf
e poi gli aperitivi da Majani
discutendo di politica
dell’oggi e del domani
le camminate sotto i portici
le lattine scalciate in Piazza Grande
le notti all’osterie di via dei Giudei
le stornellate con voci stonate

“osteria del vecchio asilo
paraponzi ponzi po
lì ci sono Ezio e Danilo
paraponzi ponzi po
loro sfidano tutti quanti
e s’arrendon pure i santi
dammela a me biondì
dammela a me biondà


noi e solo noi contro la rive gouche
in una Bologna che c’era amica
e Guccini la cantava con
“ville e gioielli e salami in vetrina”


e tu Tinto dove sei?
ti vidi che mi dovevo sposare
al “Tempio del Sole”
- oggi San Salvatore –
m’avevi promesso
che saresti stato mio testimone
e poi nessuna notizia
arrivai tenendo per mano Patrizia
e non credevo ai miei occhi
tu eri lì vestito di tutto punto
ci abbracciammo a lungo
e tu “barò* sono qui per te”
avevi lasciato
- quasi non ci credevo -
Città del Capo
per fare da testimone a me
e lì poi sei tornato
ma al numero che m’hai dato
oggi tutto tace
Alessio mi dice
che t’ha sentito anni or sono
forse era il ’94 non ricordo
eri ad Adelaide
stai sempre in culo al mondo

e tu Gualtiero
stai sempre lì
in quel freddo cimitero
quel male oscuro
t’ha portato via un giorno di primavera
era pronto il Carro del Maggio della Ferriera
e da bravo figliolo
a tuo padre dedicavi quel brano struggente
“Perdonami papà son maggiaiolo”
lui che ti voleva vedere dottore
ancora ti piange con amore
vecchio e tremante
su quella tomba sempre in fiore
dove anche io
- quando qui torno -
vengo a pregare

si parlava d’andare a caccia in Africa
fra savane sterminate
si fantasticava insieme e ci vedevamo uomini
si parlava della Giovanna
dai lunghi capelli lisci biondi
di Cinzia e dei suoi occhi splendenti
di Paola e Mirella
e di quella che tutti ci trombavamo
la Rossella
scoprivamo l’amore e diventavamo grandi
e non ce ne preoccupavamo

oggi sono un uomo
che dalla vita ha avuto molto
e tant’altro m’ha tolto
uno che ha sempre vissuto di certezze
coi miei difetti e le mie debolezze
coi miei ricordi e i miei rancori
e di quel tempo non restano
che fogli sgualciti di diari
scritti oggi con la Mont Blanc
come vorrei usare ancora
penna e calamaio
ed asciugare tutto
con la carta assorbente
la vita corre il mondo cambia
e di quel tempo non resta niente
e con nostalgia mi guardo
quel grembiule nero col colletto bianco
e il fiocco azzurro
in tasca c’è ancora
la gomma pane
e il lapis nero “Fila”
e in mente mi torna
la voce del Maestro Rosario
“Albani Battaglioli
Berselli Bonvicini  
Capello Cappello Ceccarelli Cuccinello
De Santis Gentiletti Giannattasio
Grigioni Jannarilli
Leproux  Luzzi
Mar
Marchetti Migliorini Muratori
Pace Proietti Purgatori
Quadrini Ricci Ridolfi
Secci Soldani
Tenella Uffredduzzi
Venturi Viali”






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