Tutte le categorie


Il Reame terza potenza economica

IL REAME TERZA POTENZA ECONOMICA

 

 

In un mio precedente post, dove affermavo della superiorità, sia economica  sia sociale, del Reame rispetto al Regno Sabaudo, ho parlato anche dei primati del primo rispetto al secondo. Ora torno su quell’argomento perché vale la pena di analizzarne qualcuno, con l’apporto di nuovi dettagli.

 

Tra i primati che meritano attenzione c’è quello inerente alla costruzione della linea  ferroviaria Napoli Portici. Quello che segue è il resoconto  pubblicato su il “Giornale delle Due Sicilie”.

 

"Ad un segnale datosi dall'alto della tenda reale parte dalla stazione di Napoli il primo convoglio composto di vetture sulle quali ordinatamente andavano 48 invitati, 60 ufficiali dell'Armata di Sua Maestà, 30 soldati di fanteria, 30 di artiglieria e 60 marinai dei nostri Reali Legni. E chiudeva il convoglio nell'ultima vettura la musica della Guardia Reale. Giunto esso al Granatello tosto ne tornò alla stazione onde esso erasi mosso... Dopo questo primo viaggio vedesi dal preparato altare la solenne benedizione della nuova strada... Immediatamente le vetture del primo convoglio colla giunta della Vettura Reale partirono allora tutte vuote da porta Nolana e si fermarono sotto il ponte di Carrione dove Sua Maestà con la Real Famiglia prese posto nella Real Vettura e tutte i prelodati personaggi che facevano corteggio si collocarono nelle altre [...] tra lieta moltitudine di gente che festeggiando godevano del nuovo e gradevole spettacolo. Un grido di grata ammirazione si alzava dal popolo dovunque passasse il Re col suo magnifico convoglio. Le popolazioni di Napoli e delle terre vicine accorrevano in grandissimo numero come ad uno spettacolo nuovo. Tutte le deliziose ville attraversate dalla strada si andavano riempiendo di gentiluomini e di dame vestite in giorno di festa...".

 

Per costruire gli  8 chilometri di strada ferrata fu impiegato un anno.

 

Dal 5 ottobre 1839, ovvero da giorno dopo l’inaugurazione e fino alla fine del mese di ottobre, furono 59.779 le persone che usufruirono di quel treno.  E nei soli primi 5 giorni di novembre  altri 28.000 napoletani presero quel treno.

 

Queste le tariffe:

      "Per i primi posti grani 5;
      per i terzi posti grani 3;
      bue, vacca, toro grani 6;
      cavallo o altro animale da tiro grani 3.5;
      vitello, montone, porco 1.5 grani;
      grani 12 per ogni cantara di mercanzia;
      grani 12 per vettura sopra piattaforma".

Fonte: Archivio storico di Napoli.

Cerchiamo di capir meglio:

i primi posti (diciamo la 1° classe di oggi) costava 5 grani, un grano valeva  0,045 lire, ovvero 5 X 0,045 = 0,225.

I “terzi”, diciamo una seconda classe di oggi, costava 3 grani, ovvero 0,135 lire.

Per ogni cantara di merci, ovvero per 89.099 chilogrammi si pagavano 12 grani, ovvero 0.54 lire.

 

Nel 1843 viene inaugurata la Napoli-Caserta che, nel 1845 verrà prolungata fino a Capua. Da tenera presente che Capua  era il Capoluogo della provincia “Terra di lavoro”.

S’è detto del ponte sospeso: esso univa le  due rive del fiume Garigliano. I lavori durarono  4 anni e costò  75.000 Ducati, ovvero 337.500 lire  circa che corrispondono a 4.200.000.000 di vecchie lire, ovvero 2.100.000 euro odierni.

Abbiamo visto come la cantieristica navale era tra le prime al mondo e che la flotta mercantile borbonica  era la più attrezzata al mondo. Ma c’è anche un altro evento importante: il 16 aprile 1833 salpa da Napoli la motonave “Francesco I”, la prima nave da Crociera che opera nel Mediterraneo. Quel suo primo viaggio fu preceduto da una forte campagna pubblicitaria, fatta sui giornali, con cartelloni  e, primi al mondo, sulle fiancate di treni.

L’evento richiamò a Napoli  diverse personalità da tutta Europa: nobili, autorità, principi reali, 13 inglesi, 12 francesi, 3 russi, spagnoli, 2 prussiani, 2 bavaresi, 2 olandesi, 1 ungherese, 1 svizzero, 1 svedese, 1 greco.


  In tre mesi la nave viaggiò per Taormina, Catania, Siracusa, Malta, Corfù, Patrasso, Delfo, Zante, Atene, Smirne e Costantinopoli e poi fece  ritorno a Napoli: il tutto con escursioni e visite guidate, balli, tavolini da gioco sul ponte e feste a bordo. Uno dei viaggiatori, l'architetto francese Marchebeus, così scrive di quel viaggio: "Il mare era grosso da due giorni [...] avanzammo lentamente malgrado la forza dei 120 cavalli della nostra macchina e la notte ci sorprese con la minaccia di una tempesta. Il nostro bastimento suscitava sul suo cammino lunghe strisce di fiamme fosforescenti, ma pochi passeggeri erano in grado di interessarsi a questo fenomeno poiché quasi tutti erano in preda ad un orribile mal di mare. Quando il mare si placò nello stretto di Messina tutti tornarono arzilli come nulla fosse stato e sbarcammo a Messina dove in gran parte si fu invitati a un ballo offerto in onore del Re di Napoli allora giunto in città".

Il 9 agosto, dopo 112 giorni di crociera, la “Francesco I” rientra a Napoli. Ancora l’Architetto Marchebeus annota: "riassumendo, la prima crociera turistica che sia stata fatta, data l'epoca in cui ebbe luogo, per le persone che vi presero parte, pel programma-itinerario, per gli svaghi brillanti che l'accompagnarono, malgrado qualche inconveniente, può benissimo far dire: non si fa meglio oggi".

Il successo convinse  gli armatori a continuare sulla strada intrapresa, e aprirono uffici in varie città d’Europa per vendere pacchetti –viaggi: erano nate le Agenzie Viaggio!

L’avvio di nuovi scavi a Pompei ed Ercolano portarono molti turisti a Napoli che così diventò la seconda città al mondo più visita (la prima era Parigi). Nel 1838, nei  primi 6 mesi, gli alberghi extra lusso della città partenopea, registrarono  8.500 presenze turistiche.

Nel 1836 si costituisce la prima “Compagnia di Navigazione a Vapore” che si occupa esclusivamente degli scambi commerciali coi Paesi del bacino del Mediterraneo. Nel 1838, a dimostrazione dell’importanza di quegli scambi e aumentali ancora concesse sgravi – ed anche esenzioni – fiscali  "a qualunque suddito o estero stabilintesi nel Regno che costruisse nei cantieri del medesimo o vi introducesse dallo straniero un battello a vapore per destinarlo alla marina mercantile".

Fu l’input che fece nascere nuove Compagnie Marittime: la Compagnia Florio, la Società  Calabro Sicula e la Società Sicula Transatlantica che si occuperà delle rotte col Nord America.

La potenza navale – in ambito, mercantile – del Reame era enorme! Non per nulla, appena il “liberatore” Garibaldi giunse a Napoli e si dotò di pieni poteri, il suo primo atto fu di cedere alla flotta di Casa Savoia, tutte le navi del Reame.

Nel 1852 fu inaugurato il primo bacino di carenaggio in muratura. Così scriveva il “Giornale delle Due Sicilie”: "tra grida fragorose di Viva il Re, agitar di fazzoletti, di cappelli e di sollevate palme, volare in aria e cader sulle onde di un nembo di giubbe, di berretti e di altrettali cose, non senza commozione e lagrime dei riguardanti [...] mentre le bande riunite suonavano l'inno borbonico".

Il Reame si dotò di orfanotrofi,ospizi, conservatori, collegi e strutture varie per l’assistenza, diventando – di fatto – il primo Paese al mondo per ciò che riguardava lo Stato Sociale.

Tra i più famosi ed efficienti si ricordano senz'altro il Reale Albergo dei Poveri di Napoli, una vera e propria città (1600 stanze) capace di ospitare, formandole e avviandole al lavoro in diversi settori, oltre 3000 persone;
      il Reale Albergo dei Poveri d Palermo;
      il Collegio del Carminello a Napoli (addirittura con la possibilità di   fare   stage all'estero per le allieve);
      il Reale Ospizio di san Ferdinando a Salerno;
      il Reale Collegio Tulliano ad Alpino;
      il Reale Orfanotrofio Maria Cristina a Bitonto;
      il Reale Ospizio Francesco I a Giovinazzo;
      la Reale Casa di mendicità a Sulmona;
      l'Istituto Principi di Napoli (primo esempio al mondo di recupero e formazione professionale dei ciechi);
      i primi istituti per sordomuti
(1835),;
      il Reale Morotrofio di Aversa, primo e moderno ospedale psichiatrico italiano (e a questo proposito c'è da sottolineare anche l'alto grado di scientificità raggiunto dalla psicoterapia nel Reame).

 Nella sola Napoli erano presenti 14 Istituti d'Istruzione Media Superiore, e 34 Conservatori!

Non  va dimenticato l’istituzione delle Case Popolari. Un sistema all’avanguardia nel mondo e i comuni pilota furono prima San Leucio e poi Barletta. Arrivati i Savoiardi, quell’istituzione fu abolita. La riprese il Fascismo, abbinandola al recupero delle zone  da bonificare. Da qui la nascita di Littoria, oggi Latina, e la bonifica dell’agro Pontino. Ecco Fertilia in Sardegna e l’Ente Maremma.  Poi, caduto il  Fascismo, fu creato lo IACP, Istituto Autonomo Case Popolari, che sostituì la GESCAL. Ma lo IACP ha disatteso le aspettative dei cittadini, diventando – di fatto – un ricettacolo di trombati alle elezioni ed un inutile carrozzone.

 Altro primato invidiabile a livello sociale, infine, fu la creazione di un sistema pensionistico per i lavoratori con una trattenuta del 2% sugli stipendi; tutti gli impiegati collocati a riposo con 40 anni più un giorno di servizio avrebbero ricevuto la totalità dello stipendio. So bene che 40 anni di servizio – dati i tempi – erano tanti! Ma è apprezzabile l’intuizione, direi la genialità della proposta. Naturalmente  i Piemontesi azzerarono tutto.

Nel 1860, poco prima dello sfaldamento del Reame, fu presentato il primo piano regolatore di Napoli. Fu fortemente voluto da Francesco II che diede ordini precisi prima di abbandonare Napoli e riparare a Gaeta. Il Piano Regolatore si rendeva necessario "tenuto conto dell'accresciuta popolazione e delle continue e straordinarie richieste di ampie località create dal grande sviluppo delle industrie, del commercio e della navigazione di questa atta capitale".

  Il progetto curato dall'architetto Sabatini prevedeva anche la creazione di un "centro direzionale" di Napoli proprio nell'area dove è stato realizzato circa 150 anni dopo, collegandolo con una linea ferroviaria "metropolitana" di cinque chilometri al centro storico.

S’è detto della presenza di 113 tipografi nella sola Napoli. Questo comportava una forte presenza di   quotidiani e giornali vari. Ecco alcune testate  dell’epoca: Il Bollettino Archeologico, La Geografia, l’Annuncio delle Scienze Chimiche e Farmaceutiche, il Propagatore delle Scienze Naturali, lo Spettatore, La Gazzetta, L’Eco, La Voce dell’Industrie,  L’Industriale, L’amico dei Comici, L’amico dei Cantanti, insomma 400 titoli pubblicati ogni anno cui si aggiungevano circa 100 (sono proprio 100, non c’è errore!) tra quotidiani nazionali e  locali. Molti anche i giornali  satirici che si facevano beffe della casa regnante e che non furono mai censurati.

Che la cultura fosse una priorità, nel Reame, è dimostrato dall’istituzione di Cattedre Universitarie nuove, come il corso di Economia e di Astronomia.  L’Università della capitale del Reame era una delle più prestigiose d’Europa e molti studenti inglesi, francesi, viennesi facevano stage a Napoli. E non fu un caso se nel  1845 fu organizzato proprio nella capitale del Regno delle Due Sicilie il “VII Congresso Internazionale degli Scienziati”.

 Alla Mostra Industriale di Parigi nel 1856, il Regno delle Due Sicilie risultava essere la terza potenza industriale del mondo, dopo Inghilterra e Francia.

Se, come si è detto, la fabbrica metalmeccanica di Pietrarsa era la prima fabbrica metalmeccanica d'Italiail cantiere di Castellammare era il più grande e moderno d’Europa ed occupava oltre 2.000 operai nel 1856.

 Napoli, inoltre, era la città più popolosa d'Italia (447.065 abitanti rispetto ai 204.715 di Torino o ai 194.587 di Roma, come si rileva dal censimento del 1861).

Su poco più di 9.000.000 di abitanti del Reame, gli occupati erano 4.853.168, così ripartiti:

  • 1.189.582  nell’industria;
  • 2.569.000  nell’agricoltura;
  • 189.504 nel commercio;
  • 130.597 nel pubblico impiego
  • 534.485 erano i liberi professionisti;
  • 240.000 tra esercito, pubblica sicurezza.
     

Nel Regno Sabaudo, che contava poco più di 5.000.000 di abitanti, queste erano le cifre dell’occupazione:

  • 345.563   nell’industria;
  • 1.341.867 nell’agricoltura.

 

In Lombardia invece questi erano i numeri:

  • 1.086.028 nell’agricoltura
  •  465.003 nell’industria.

 

Interessante anche il volume delle esportazioni ed importazioni, con un saldo attivo che risulta essere:

dal 1845 al 1849, ovvero 5 anni, il saldo attivo fu di 29.291.507 ducati, con una media di 5.858.301,4 ducati annui,  pari a 26.362.356 lire sabaude;

dal 1850 al 1854, ovvero 5 anni, il saldo attivo fu di 31.111.292 ducati, con una media di 6.222.258,4 ducati annui, pari 28.000.162 lire sabaude;

dal 1855 al 1859, ovvero 5 anni, il saldo attivo fu di 34.355.860 ducati, con una media di 6.871.172 ducati annui, pari a 30.920.274 lire sabaude.

In questi 3 quinquenni il Reame chiuse con un saldo attivo totale di 94.758.659 ducati, ovvero 426.413.960 lire sabaude.

 

Se volete divertirvi fatevi quattro conti  tenendo presente che 200.000 lire dell’epoca oggi valgono 2.500.000 euro. O, se preferite, che 1.000 ducati sono pari a 56.250  euro odierni.

Ora credo davvero che c’è bisogno – in questo Paese – di ristabilire una verità storica troppo a lungo tacitata. Vero è che la storia la scrive chi vince! Ed è indubitabile che il Piemonte vinse e il Reame perse. Però è anche vero che in una società moderna, democratica e aperta alla verità, certi ostacoli si superano.

Io non ho pretese di imporre questa verità! Ma è chiaro a tutti ormai che a scuola ci hanno insegnato un’altra cosa! Sono davvero curioso di vedere – nel 2011 – come verrà festeggiato il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. Ahimè! Temo che sarà in tono minore! Come in tono minore sono stati i festeggiamenti garibaldini del 4 luglio  2007,  bicentenario della nascita dell’eroe (sic)

 

Fonti:      Archivio Storico di Napoli;

 

 

 





Più visti - Tutte le categorie



© 2012 Racconti.it