Tutte le categorie


La vecchia ed il diavolo.

Tanti anni fa, precisamente nella quarta Era del primo Calend Inverno, esisteva un piccolo villaggio chiamato Baconchio, situato in mezzo ai monti e circondato da una fitta foresta di faggi. Gli abitanti erano gente molto povera, umile ed onesta, dedita esclusivamente ai piccoli piaceri che solo una vita contadina può offrire. Tutti si consideravano fratello e sorella di ognuno, non esistevano dispute ne controversie, il problema del singolo veniva risolto dall’intera comunità ed ogni attività della vita scorreva tranquilla, scandita dai ritmi lenti ma inesorabili del raccolto. Anche nelle migliori famiglie però, ogni tanto nasce una pecora nera e neanche la felice Baconchio trasgrediva a questa regola. Dentro una grotta buia ed umida, all’interno della montagna più alta viveva infatti una strana vecchia, talmente anziana che neppure i più attempati ultracentenari del villaggio ricordavano il suo volto da giovane. Tutti però, adulti e bambini, avevano timore di lei. Durante le fredde serate invernali, di fronte ai camini scoppiettanti, i nonni raccontavano ai nipotini storie paurose che avevano per protagonista la misteriosa vecchina. Quest’ ultima era scura di pelle, pochi i capelli… bianchi ed arruffati, ancor meno i denti… neri e gialli, gli occhi poi, piccoli e scuri, scrutavano ogni cosa con malvagità. La sua voce, almeno cosi raccontano i pochi che ebbero la sfortuna di sentirla, provocava fastidio alle orecchie… dalla sua bocca uscivano solo cattiverie, pettegolezzi e maledizioni. Scendeva dalla sua montagna al villaggio solo una volta al mese per comprare un po’ di cibo e dell’acqua ed era sempre accompagnata da una piccola capretta nera dallo sguardo assente. Sulle spalle gobbe ed ossute portava una grossa bisaccia piena di monete d’oro, nessuno sapeva la provenienza di tutta quella ricchezza, ed in mano stringeva stretto un logoro mazzo di carte annerite. La vecchia era infatti imbattibile nell’antico gioco delle 7 Coppe e non perdeva mai occasione per sfidare gli abitanti, o i forestieri di passaggio, ad delle lunghe ed estenuanti partite dal risultato però sempre scontato… ormai nessuno da molti anni giocava più con lei anche perché al malcapitato sconfitto veniva imposto, come obbligo, il pagamento di una grossa somma di denaro o, in alternativa, la cessione di un qualche bene.Alla vigilia della Festa delle Maschere una terribile gelata distrusse tutti i raccolti e le provviste di cibo contenute nei granai. I bambini, ignari della gravità della situazione, continuavo a correre festanti e mascherati per le strade del villaggio, ma tra gli adulti serpeggiava la preoccupazione e il malcontento. “Come faremo a superare l’inverno?” “Cosa daremo da mangiare ai nostri figli?” “Dove troveremo il denaro che ci occorre? Noi viviamo esclusivamente del nostro lavoro, non abbiamoricchezze…” Questo pensava e dibatteva il consiglio degli anziani… ma neanche tutta la loro saggezza poteva trovare la soluzione ad un problema che non presentava vie di uscita. Le riunioni si susseguivano una dopo l’altra, giorno e notte, interminabili, snervanti, inconcludenti… finché un giorno, a tarda sera, dal fondo dell’assemblea si alzò una voce bassa e stridula che raggelò in un attimo i presenti: “Forse posso essere io la soluzione ai vostri problemi…” Tutti si voltarono immediatamente, nessuno escluso, e grande fu la sorpresa nel vedere la vecchia e la sua capretta nera ferme sulla soglia dell’ uscio… un sorriso maligno disegnato sul volto ed un mazzo di carte logoro nella mano sinistra… “Io, a differenza di voi, sono molto ricca, potrei prestarvi i soldi che vi servono per comprare il grano, il latte, gli attrezzi, tutto… ma ogni cosa ha il giusto prezzo… ricordatelo bene…” Che fare? Per quanto ambigua e sibillina la proposta della vecchia era l’unica risposta concreta ad un problema che richiedeva una soluzione immediata. Non c’era tempo da perdere, l’inverno era alle porte e l’unica possibilità di sopravvivenza del villaggio era comprare il necessario dai paesi vicini; cosi, anche se a malincuore, l’intero consiglio decise di accettare la misteriosa offerta, esentato dal voto fu solo il povero Tobias, lo stupido del villaggio, il cui unico pensiero in quei giorni, e nella vita, era quello di travestirsi e festeggiare la Festa delle Maschere.Dal giorno seguente, come in un macabro corteo funebre, gli abitanti di Baconchio uno ad uno, attraverso la foresta e poi sulle montagne, nessuno escluso, si recarono dalla vecchia per avere, al giusto prezzo, il denaro necessario alle loro esigenze. Il giusto prezzo… Ai sordi chiedeva come pagamento gli occhi, alle vedove i figli, ai giovani un braccio o una gamba e, a chi non aveva nulla da offrire in cambio, chiedeva la vita… La felicità e la tranquillità che da sempre caratterizzavano Baconchio erano ormai solo uno sbiadito ricordo… ma un patto era stato stipulato, e per quanto meschino o brutale potesse sembrare, doveva essere rispettato. Cosi nel giro di pochi giorni la vecchia accumulò crediti con tutti gli abitanti del paese compresi anziani e bambini, e ad ogni richiesta successiva alla prima “ il giusto prezzo” diventava sempre più crudele e terribile…L’ultimo giorno della Festa delle Maschere, anche se ormai da tempo nessuno festeggiava più, uno strano individuo fece visita alla vecchia nella sua grotta. L’ora era tarda, la luce poca e gli occhi della megera non vedevamo più bene come tanti anni fa, forse fu per questo che l’aspetto dell’uomo provocò in lei un certo disagio. Aveva una strana fisionomia e per quanto si sforzasse di ricordare, non riusciva ad associare il suo viso a nessuno degli abitanti del villaggio. E dire che li conosceva tutti da molti anni…“Sono venuto per formulare una richiesta” disse con voce grave lo sconosciuto rimanendo nell’ombra “ed ovviamente sono disposto a pagare il giusto prezzo.” “Posso darti tutto quello che vuoi” rispose la vecchia sogghignando “ma ricordati che anche tu dovrai darmi quello che ti chiedo, questi sono i patti e non puoi tirarti indietro”. All’udire queste parole la strana figura si avvicinò lentamente al piccolo fuoco dove la vecchia si stava riscaldando assieme alla sua capretta e, con piglio deciso disse “Bene, il contratto allora è stipulato in questi termini, quello che desidero da te, molto semplicemente, è la tua anima, dimmi tu ora qual è il tuo giusto prezzo” . Illuminato dallo scintillare delle fiamme , nel crepuscolo della grotta , la vecchia vide finalmente il volto del suo misterioso ospite : altri non era che il DIAVOLO in persona! Non è possibile, pensò, costui non può essere il diavolo, deve essere sicuramente uno di quei bifolchi del villaggio travestitosi cosi per spaventarmi. Stiamo al suo gioco, povero sciocco, anzi assecondiamolo… sono proprio curiosa di scoprire chi si nasconde dietro quella maschera… e fargliela pagare molto cara… “E cosi tu saresti il diavolo eh? ” disse sarcastica “In questo caso ti faccio una controproposta che non potrai rifiutare vista la tua natura… giochiamoci la mia anima al gioco delle 7 Coppe… se perdo ovviamente avrai quello che chiedi, ma se vinco voglio vedere il volto che nascondi sotto quella maschera…” “Il volto che vedi è il volto del DIAVOLO, e nessuna maschera lo nasconde” rispose sulfureo “detto ciò non posso rifiutare la tua proposta… sono io, infatti che ho inventato il gioco delle carte e nelle carte stesse risiede la mia intima essenza. Vecchia, giochiamo ma ricorda: se perdi dovrai pagare il mio prezzo, il mio giusto prezzo” E cosi iniziò una strana partita con un ancora più strana posta in palio. Si misero cosi uno di fronte all’altra, la capretta nera accucciata dietro le spalle della vecchia,davanti a quel flebile fuoco… le scintille illuminavano i loro volti antichi quanto il mondo stesso… due facce contrapposte di una stessa malvagità.Mai la vecchia in tutta la sua lunga vita aveva affrontato un giocatore abile come questo presunto diavolo, sembrava sempre tre mosse avanti a lei e giocava con un’astuzia ed una intelligenza veramente diabolica. Ma molti assi teneva nascosti nella manica quella strega… non si trattava certo di un caso se nessuno in tutti quegli fosse mai riuscita a batterla! Il segreto della sua imbattibilità risiedeva in quella sua piccola capretta nera che sempre la accompagnava, da dietro le spalle infatti l’animale ammaestrato passava alla vecchia le carte necessarie per vincere, mangiando invece quelle inutili. La vecchia utilizzava questo astuto trucco solo in circostanze rarissime, ma di fronte all’abilità dell’avversario, e troppo curiosa di scoprire l’identità del visitatore, decise di ricorrere senza indugio al suo stratagemma.In men che non si dica tutte e 7 le Coppe finirono nella mano della donna concludendo cosi non senza difficoltà, a suo vantaggio la partita. “AH AH AH AH AH” Iniziò a ridere divertita la vecchia “Come vedi caro il mio diavolo hai perso… adesso mantieni fede ai nostri patti e mostrami il volto dello sciocco che ha osato prendersi gioco di me” Senza mostrare il benché minimo segno di turbamento il DIAVOLO avvicinò la sua lunga e pallida mano al viso e, con infinita lentezza, iniziò a sfilarsi la maschera. “Povero stolto… tu, i tuoi figli, i famigliari, gli amici… i tuoi ascendenti e discendenti! Su ognuno di essi riverserò la mia vendetta per aver tentato di burlarti di me… imparerai a maledire i giorni che passano e ad invocare la morte come una benedizione , lasciami solo il tempo di capire chi sei…” Questo pensava la vecchia mentre il diavolo si spogliava lentamente del suo travestimento, ma i suoi pensieri iniziarono a farsi confusi quando, caduta in terra la maschera , vide il volto che si celava dietro di essa… lo stesso volto che stava guardando pochi istanti prima: dietro una maschera da diavolo si nascondeva… IL DIAVOLO!“HU HU HU HU HU” Rise, ma questa volta in modo amaro, la vecchia “Ho capito… penso proprio di non aver più nessuna ragione per restare in questo villaggio. Questa stessa notte io e la mia capretta andremo via da qui e non torneremo mai più a Baconchio, che gli abitanti si prendano pure tutte le mie ricchezze ed ogni cosa che ho sottratto loro in questi giorni… non ha più importanza ormai, non rivendico più nessun credito nei loro confronti.” Nell’udire queste parole, il diavolo si voltò e, lentamente, si allontanò dalla grotta senza proferire parola. La mattina successiva, alle prime luci dell’alba, grande fu la sorpresa degli abitanti di Bagonchio nel vedere uno strano personaggio fermo ed immobile al centro della piazza. Non c’era da sbagliarsi, era proprio il diavolo che quella stessa notte aveva fatto visita alla vecchia! Terrorizzati tutti i cittadini chiusero freneticamente le imposte e, rintanati al sicuro nelle loro case, iniziarono a spiare i movimenti di quella inquietante figura che, tuttavia continuava a rimanere imperturbabile ed impassibile. Incuriositi, invece, i bambini nella loro splendida ingenuità corsero ridendo verso il diavolo e in un battibaleno formarono incuriositi un piccolo cerchio intorno a lui. E poi successe una cosa incredibile… il diavolo iniziò a ridere, gioiosamente, come un fanciullo,iniziò a saltare frenetico, a ballare su un piede solo, a dimenarsi come un’anguilla, a rotolarsi nel fango grufolando peggio di un maialino, iniziò a correre a perdifiato impazzito urlando di gioia per la piazza seguito dai bambini divertiti e festanti… e poi… all’improvviso… come se qualcuno gli avesse dato una specie di comando cominciò a strapparsi di dosso, una dopo l’altra, tutte le maschere da diavolo che portava sul viso. Una, due, tre, quattro…decine di maschere si stavamo accumulando sul selciato… dodici, tredici, quattordici… ormai anche gli adulti sbigottiti erano scesi in piazza per capire quel che stava succedendo… trenta, trentuno, trentadue… lemaschere a terra ormai non si contavano più… poi, di botto cadde anche l’ultima maschera e tutti videro il vero volto di quel bizzarro diavolo.... TOBIAS!“Tobias” gridarono i presenti “cosa significa questa mascherata? Ti sembra il giorno adatto per dare un simile spettacolo, non ti rendi conto del momento terribile che il nostro villaggio sta attraversando? Abbi rispetto almeno per la nostra sofferenza!” Ma Tobias ancora più euforico di prima, iniziò a raccontare con voce balbettante ed infantile, come un fiume in piena tutto quello che era successo la notte precedente… raccontò della sua idea di mascherarsi da diavolo, raccontò della partita a carte, della capretta nera, della scommessa persa … ma, cosa ben più importante, riferì le ultime parole della vecchia. “Ma allora l’incubo è finito!” urlarono di gioia tutti gli abitanti abbracciandolo e baciandolo “Benedetta sia la tua meravigliosa e lucida follia Tobias! Benedetta sia la pazzia e i tutti i pazzi di questo mondo, è solo grazie a te se ora possiamo riprendere a vivere serenamente, oggi è una nuova alba per noi e non esistono parole per ringraziarti” Ma Tobias ben poco aveva inteso di questo discorso… era troppo preso a ballare, rotolare, saltare e giocare con gli altri bambini… troppo preso a godersi la vita e a divertirsi, come solo i folli e i bambini sanno fare…Da quel giorno, ogni anno fino ad oggi, nel villaggio di Baconchio, durante la Festa delle Maschere, gli uomini si travestono da diavolo e le donne da vecchia. E sotto ogni maschera, in ricordo di ciò che accadde quella notte,ciascuno porta altre maschere identiche, un infinità di maschere, una sopra l’altra … ma se un giorno decidessimo di spogliarci di tutte queste maschere, anche dell’ultima, uomini o donne non importa, osservando l’immagine del nostro nudo viso allo specchio vedremmo tutti un volto comune… un argenteo riflesso dell’anima che troppo presto abbiamo cancellato…vedremmo il volto di un folle o di un bambino… vedremmo il volto di Tobias…FINE……è vero… qualcuno a questo punto potrebbe chiedersi: ma che fine ha fatto quell’orribile vecchia? Mi sembra una domanda lecita, dopotutto, e se avete avuto la pazienza di leggere fin qui bè…forse avete voglia di continuare ancora per un po’… D’accordo …Mentre Tobias al villaggio raccontava gli avvenimenti di quella lunghissima notte, la vecchia nella sua umida grotta sedeva pensierosa su uno sgabello, ripensando perplessa all’accaduto. La capretta nera la fissava incuriosita. Aveva una strana luce negli occhi e il suo sguardo per la prima volta appariva terribilmente espressivo “Ti piace ingannare ma per una volta sei stato tu ad essere ingannato” belò “Già” gli rispose la vecchia “il grande ingannatore raggirato con i suoi stessi metodi…è ironico nella sua banalità… erano migliaia di anni però che non mi divertivo cosi giocando a carte… mi dispiace solo non aver scoperto l’identità di quell’uomo…l’unica cosa di cui sono certo è che non poteva essere veramente il diavolo…assolutamente no…” “Si avete ragione mio padrone” belò di nuovo la capra “Direi che è giunta l’ora di trovarci un nuovo villaggio…questo ormai mi è venuto a noia…” Detto ciò la vecchia, con fare fulmineo, si spogliò delle sue luride vesti rivelando un ventre irsuto e orribili zoccoli al posto dei piedi… gettata poi nel fuoco la maschera da anziana signora che da centinaia di anni ormai portava, disse alla sua fidata capretta “Andiamo Asmodeo, qui ormai purtroppo non abbiamo più nulla da fare…, del resto si sa: io faccio le pentole, i coperchi non mi sono mai riusciti molto bene…” E della vecchia e la sua capretta rimase soltanto un vago odore di zolfo…





Più visti - Tutte le categorie



© 2012 Racconti.it