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Lettera di un vagabondo

Già all'alba avevo preso posto su quel sudicio marciapiede in pieno centro con la speranza di poter ricevere la carità fondamentale per la mia sopravvivenza. Mi ero portato una minuscola chitarra da strimpellare per attirare l'attenzione sulla mia indegna persona. Al mio fianco avevo l'unico motivo per cui ogni giorno mi recavo in quel luogo per impietosire qualche passante; Felix, il mio fedelissimo cagnolino che ogni giorno mi accompagnava in queste desolate giornate. Il sole aveva lasciato da diverse ore l'orizzonte divenendo sempre più caldo, le persone che mi passavano davanti sembravano essere solo degli involucri senza anima, solo qualcuno girava la testa per vedere la desolazione in cui ero sepolto e ancora meno erano quelli che per la bontà del proprio cuore si fermava per lasciarmi qualche soldo bucato, come se ciò avesse potuto fare la differenza tra povertà e ricchezza. A volte mi giravo a guardare Felix e lui ricambiava con uno sguardo pieno di pietà come se pensasse a quanto in basso si poteva cadere. Il sole aveva ormai ripreso la via verso l'orizzonte quando il mio sguardo rimase bloccato per qualche minuto sul un negozio che si trovava davanti a me da dove entravano e uscivano parecchie persone; chiusi solo per un attimo gli occhi e quando li riaprì trovai una bellissima giovane proprio davanti a me, ferma che mi guardava con un sorriso radioso e, in qualche modo, misterioso. Perchè sorridere davanti a uno che non sorride da anni? Ella si avvicinò, mi accarezzò e le sue labbra si posarono sulla mia calda fronte, poi, come era venuta sparì. Rimasi come paralizzato per diverso tempo, tempo in cui la mia mente cominciò a svuotarsi dagli orribili pensieri che l'affollavano. Ripresi controllo di me, mi alzai e mi diressi verso la periferia con Felix al mio fianco. Mi fermai su un ponte che lasciava scorrere sotto di se un fiume agitato come se le sue acque avessero fretta di arrivare alla loro destinazione ultima. Da quando avevo lasciato il marciapiede avevo un grande sorriso e la sicurezza che il futuro sarebbe stato radioso. Rimasi a guardare il sole scendere lentamente con Felix seduto vicino a me, cercai un pezzo di carta, scrissi questa lettera e poi mi gettai dentro le acque scure del fiume. In queste ultime righe vi imploro di prendervi cura di Felix, sempre amico buono e fedele come mai potrà essere un essere umano. Ora io vi devo lasciare poichè la giovane...l'angelo della morte è venuto a prendermi.





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