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La vera storia di una maschera

Una maschera.
Una maschera per un bambino senza volto. E’ cresciuto, è un adulto ma resterà sempre piccolo. Il suo volto non esiste; il suo nome? Sconosciuto.
Lui dice di essere speciale, perché manca di vita. Non ha occhi, non ha volto, non ha braccia e nemmeno gambe: non esiste.
Abita da solo e non ha parenti; chi è sua madre? La tristezza. E suo padre? Il dolore.
La gente lo ha sempre considerato un eremita, un emarginato, un mai nato.
La realtà è diversa. La realtà è brutta. Affannarsi nelle fatiche di tutti i giorni, lavorare per vivere, uscire, conoscere nuove persone, amare, godersi i piaceri carnali per poi ritrovarsi poveri e sull’orlo del precipizio: noia!
Perché affannarsi? Perché vivere sopravvivendo?
<< Non lo so >> disse Alan.
<< Già >> rispose.
Alan era un uomo di trentatré anni. Occhi blu, capelli neri, giovane e bello. Ora stava osservando la sua distruzione; si stava distruggendo?
<< Ti sei mai chiesto a cosa aspiri? >> disse lui.
<< Cerco una vita che mi dia un attimo di vita >> parlò Alan, quasi come stesse parlando per sé stesso.
<< Cos’è un attimo di vita? >> lo interrogò ancora.
<< Cos’è?! Cos’è un attimo di vita?! … una sensazione. Una sensazione che ti faccia sospirare all’ignoto, che ti faccia sorridere alla paura, che ti rassereni nella morte. >>
<<La morte … cos’è la morte, Alan? >>
<< Non lo sai? Pensavo di sì. Essa, anzi Lei è un attimo di vita. >>
<< Ho passato la vita a leggere, ho conosciuto mille luoghi, visto mille cose e sognato. E non ho mai alzato un piede, non sono mai uscito. Perché uscire? Ho i miei libri. Il mondo è come un libro senza capitoli, un libro senza ordine narrativo. Frasi senza punti o virgole, un disordine incredibile dove i caratteri greci si mischiano ai russi, ai latini e così via. Una cosa orrenda! >> Prese una pausa. << E adesso che sono qui, su una sedia accanto alla finestra spalancata al trentesimo piano di un enorme palazzo, capisco cos’è un attimo di vita. Addio Alan. >> Disse prima di volare, dopodiché si gettò dalla finestra. La finestra dalla quale si era gettato mille volte e mille volte aveva aperto di nuovo gli occhi, ritrovandosi ancora seduto sulla sua poltrona, ma non ora. Questa volta volò. Volò tra il sordo ronzio del mondo, che ulula di rabbia e odio, e il dolce suono della morte.
“Tutto esiste per destino e tutto finisce per caso.”
Il sole scioglie la sua maschera perché non deve nascondere nessun volto. Ormai quel volto è padrone della sua vita e la sua vita è padrona della propria morte.

ALAN BLACKSOUL 1979-2012
“Ne danno il triste annuncio le sue parole, delle quali non resterà niente perché non esistono.”


Questa non è la storia di un uomo, ma di un’ombra, che non ha dato niente e nemmeno preso. Di lui rimane solo una frase che non è, ma è in quanto racchiude tutto. Ognuno ci vede ciò che vuole, io ci vedo la verità: (...) di Alan Blacksoul.





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