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Labirinto di sguardi

Con un respiro profondo e tremante avvicinai l'occhio destro al buco della serratura di Roberta. La porta del suo appartamento era di fronte a quella del mio e da ormai un anno io e lei ci spiavamo a vicenda. Era una sorta di gioco dichiarato in cui ciascuna di noi cercava di pizzicare l'altra proprio mentre si spogliava o si trovava in atteggiamenti intimi con se stessa. Sembrava incredibile ad entrambe ma la cosa non ci aveva ancora stancate, anzi sembrava farsi sempre più eccitante, esattamente come nel giorno in questione. La beccai in mutande mentre si sfilava le calze nere di najlon guardando distrattamente dalla finestra che dà sulla strada. Amavo le sue cosce, erano sode e lisce, la perfetta depilazione avrebbe potuto permettere alla mia lingua di slittarci comodamente sopra. Gettò le calze sul divano e rimase immobile a guardare attraverso le tende semi-trasparenti. Spostò la mano destra in direzione del suo ventre e scostò la tenda come per vederci meglio. Sembrava che ora fissasse qualcosa in direzione degli edifici dall'altra parte della strada. All'inizio non mi era chiaro cosa facesse, ma non mi importava, a me bastava guardarla. Ora però ero rimasta un po' delusa perché aveva smesso di spogliarsi, mentre io speravo che si sarebbe liberata anche dell'intimo. Improvvisamente capii dalla sua posizione che la mano nascosta alla mia vista era infilata sotto le mutande nere di pizzo e che per di più si muoveva. Non ci potevo credere, guardava qualcosa, o meglio, qualcuno dalla finestra e intanto si masturbava! In qualche modo mi sentii tradita perché quello era il nostro gioco e non doveva includere altre persone. Avrei quasi voluto entrare per dirle che se le cose stavano così non mi andava di continuare, ma mi rendevo conto che era assurdo, io non potevo pretendere niente da lei. Così, un po' per ripicca, mi slacciai i pantaloni e feci esattamente ciò che stava facendo lei in quel momento, forse il fatto che io la spiassi proprio mentre mi "tradiva" poteva considerarsi una sorta di vendetta. Sia quel che sia, la cosa cominciò a non dispiacermi affatto, vedevo Roberta in piedi di spalle che ansimava agitando la mano tra le gambe, zona completamente lontana dal mio sguardo, e trovavo la situazione sempre più eccitante. Contemporaneamente io stessa stuzzicavo le mie parti intime con la punta delle dita, sentendo i miei respiri aumentare in numero e in velocità insieme ai battiti cardiaci. Nel vedere lei avvicinarsi inesorabilmente all'orgasmo, smisi di solleticarmi e mi penetrai completamente con due dita. Roberta insistette nel suo intimo e martellante toccarsi finendo per gemere di piacere, mentre io aumentavo la potenza del gesto che infliggevo a me stessa. Non appena raggiunsi l'orgasmo sentii un altro gemito provenire improvviso dal fondo del corridoio alla mia destra. Spaventata, ritrassi la mano dal mio ventre, voltando di scatto la testa in quella direzione e sentii distintamente un leggero colpo alla porta e passi che si allontanavano. Allora capii, ero osservata a mia volta attraverso un buco della serratura da una persona che aveva sorpreso me sorprendere qualcun'altro spiare. Mi trovavo in una sorta di labirinto di sguardi curiosi e indiscreti, in cui non mi era più chiaro ormai quale fosse il mio ruolo.

Labirinto di sguardi | Pillole III è uno dei racconti lesbo originali di Ladylu. 

 





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