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25 Aprile 2014: Mortui Ut Patria Vivat

 

 

Qualche centinaio di metri prima spengo l' autoradio, adesso anche la dolcissima voce di Enya sarebbe rumore..

Mi fermo e scendo. C' è una leggera brezza, tendo l'orecchio all'eterna canzone del vento, entro e mi siedo su un gradino, correndo con lo sguardo a quelle interminabili file di croci tutte uguali e salendo su, più su....fino alla grande cappella scalcinata su cui torreggia la scritta "Mortui ut patria vivat"

Tutt' intorno c' è un silenzio irreale, interrotto di tanto in tanto da qualche verso d'uccello o il frusciare del vento tra gli alberi.

Non è però quel silenzio angoscioso di una notte insonne, al buio coi tuoi pensieri , quel silenzio che ti invade e cresce dentro fino a farsi rumore, risvegliando le antiche paure del buio e dei fantasmi della notte... e non è quel silenzio di una notte d'estate nel deserto con le stelle che ti piombano addosso all'improvviso, alcune tanto vicine che sembra di poterle toccare, il silenzio insensato del mistero. Quello dei cimiteri è un silenzio diverso, assoluto, che ti si posa addosso come un mantello ma non fa paura E' un silenzio sereno, amico, qualcosa di ancestrale da cui veniamo tutti e a cui finiremo per tornare un giorno.

Prendo a camminare con passo lento in mezzo a queste file di vecchie croci uniformi, gettando distratte occhiate a qualche scritta meno corrosa dal tempo, ai nomi dimenticati di questi ragazzi fermati per sempre nel loro eterno silenzio, giovani vite troncate senza più speranze nè sogni.

Mortui ut patria vivat ......ha un senso tutto questo, ha mai avuto un senso dare la propria vita in cambio di una croce da eroe?

Mortui ut patria vivat.....e il pensiero divaga. Corre a quei ragazzi che ancora oggi muoiono tanto lontano dalla loro terra, per ideali inventati da altri che se ne stanno al sicuro nelle loro case, lontano dal sangue e dall'orrore dei corpi sventrati......il pensiero vola al vecchio e canuto colonnello aureliano buendia chino sui suoi pesciolini d'oro, stanco e disilluso guerriero consapevole della vanità dell'affanno, del dolore, della morte, e degli ideali traditi.

Sta facendosi buio, comincia a scendere una pioggerellina sottile.....  Fa freddo su questa collina sferzata dal vento.Mi incammino all'uscita stringendomi nel giubbino, a cercare riparo da questo vento impietoso che continuerà a soffiare tra le lapidi fino alla fine dei tempi.

E penso a una casa, ai miei figli, al sorriso di una donna, al calore del suo corpo mentre ti si stringe forte in una notte incantata.Penso alla vita di noi tutti vissuta in piena libertà e dignitosamente ...penso all'uomo che sono, agli uomini e donne che siamo…..liberi, fieri, orgogliosi.

e mi sorprendo a pensare mentre salgo in auto "saremmo stati cosi senza questi ragazzi addormentati per sempre su questa collina?"

 

Mortui ut patria vivat......forse tutto questo ha avuto un senso, dopotutto

 

(Mignano Montelungo, Cassino    25 aprile 2014)

 





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