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Una sera su quel dondolo

Non ricordo che giorno fosse,so che era fine estate, quando il caldo non è più opprimente e le serate sono piacevolmente fresche. Ero stata il pomeriggio a passeggiare lungo le mura del mio paesino di provincia con un’amica, avevamo parlato del più e del meno, dell’estate appena trascorsa, gli studi, l ‘Università, le solite cose; lei era andata a casa presto però  perché aveva una cena con amici, per salutare qualcuno che partiva per chissà dove. A casa, più tardi, squillò il telefono: era lei che mi chiedeva se volessi raggiungerla, sapeva che non avevo impegni. Sarei uscita volentieri anche se l’idea di essere con perfetti sconosciuti non mi sorrideva molto, sempre vergognata troppo, sempre timorosa del giudizio, sempre sentita inadeguata. Comunque avevo proprio voglia di uscire, l’auto però serviva a mio padre. Una voce maschile suggerì allora alla mia amica di venire a prendermi e così accettai. Mi cambiai, scelsi con neanche tanta cura cosa mettere, strano, solitamente prestavo una cura maniacale nella scelta dell’abito, misi una mini elasticizzata color tortora, una camicia larga con una cintura di elastico in vita come si usava allora…scesi di sotto e aspettai! Arrivò l’auto e vidi scendere un ragazzo alto, moro, occhi scuri, abbigliamento non proprio alla moda, niente di eccezionale  ma aveva un qualcosa…Si avvicinò e incominciò ad investirmi di parole. Non capii nulla di quello che diceva, non era delle mie parti ed  il suo accento mi ubriacava… Arrivammo in pizzeria, non conoscevo nessuno e stavano tutti cenando, ero imbarazzatissima. Come mio solito, misi la bella mascherina di ragazza sicura di sé e continuai ad ascoltare le parole “dello straniero” senza capire nulla, neppure il suo nome. Ho dovuto aspettare che qualcuno lo chiamasse per capirlo:Mauro, così lo avevano chiamato, era quello il suo nome. Come dissi allora e dico ancora oggi, il nostro incontro è avvenuto perché entrambi ci siamo ritrovati in un posto dove nessuno di noi due doveva essere. Lui  era dalle mie parti per lavoro, si era  trovato solo e l’unica persona che conosceva l’aveva invitato ad uscire con i suoi amici; io chiamata perché erano in difetto di gentil sesso. Dopo la pizza, gelato in piazza: locale all’aperto, sotto il loggiato, sedia, divani, un dondolo :”Indovinate chi si siede sul dondolo? Il Mauro e la Laila!” Queste sue parole, se solo socchiudo gli occhi ancora le sento... Su quel dondolo parlammo, le solite cose, che fai, cosa studi, di dove sei, ecc. Io capii solo che Mauro era di una città del Nord est, che era un medico e che era lì per lavoro, poi il resto della conversazione è buio totale, io ero già persa nei suoi occhi. Il mio cuore batteva forte, tanto che pensavo potesse sentirlo, il mio sguardo andava dai suoi occhi alle sue labbra e viceversa. Non so come successe, so che ad un tratto le sue labbra furono sulle mie e in quel momento la mia mente, sempre piena di pensieri, sempre al lavoro, fu vuota, nessun pensiero, nessun problema, niente di niente, solo una meravigliosa sensazione di benessere, gioia, felicità. Ero già persa, perdutamente innamorata: io, sempre rigida, razionale, piena di vergogne  in quel momento…Ci scambiammo i  numeri di telefono di casa, i cellulari non esistevano ancora,mi chiese di vederci l’indomani, non accettai, inventai una scusa, le mie paure, la vergogna, finito il momento magico tornarono, gli dissi di chiamarmi, magari per la sera. In macchina non feci che scusarmi con la mia amica, mi vergognavo, non mi era mai successo, ma…Ricordo che passai la notte a sognarlo e la mattina successiva la mia mente era piena solo di lui. Non ci potevo credere, aveva detto che mi avrebbe chiamata, ma no, non lo avrebbe fatto, perché avrebbe dovuto? Era stato solo un momento, in una sera un po’ così. E invece chiamò e ci accordammo per la sera: sarebbe venuto a prendermi per portarmi a cena. Dio come alla tv, come a tutte le ragazze, non mi era mai successo, un dopocena, un gelato, una bibita si, ma a cena! Whow, passai il pomeriggio tra doccia, depilazione, creme e profumi. Ci trovammo alla cabina telefonica, arrivò puntualissimo, avevo il cuore in gola, tremavo. Mi piaceva quel ragazzo del Nord Est, accidenti quanto! Mi portò all’hotel dove alloggiava, il ristorante era deserto, Mauro disse che aveva riservato la sala per noi, una meravigliosa bugia. A tavola parlava, parlava, Il cibo era ottimo, bevemmo del vino, mi girava un po’ la testa ma ero lucida e stavo meravigliosamente bene! Alla fine della cena mi chiese di accompagnarlo in camera, so che le brave ragazze non lo fanno ma, per una volta, decisi di lasciarmi andare e lo seguii. Salimmo, mi fece entrare, la luce era spenta ma dalla finestra filtrava un bagliore biancastro, credo fosse il neon di un’insegna luminosa ma mi piace pensare che fosse un raggio di luna. Mauro cominciò a baciarmi sul collo e ad accarezzarmi, dopo avermi spogliata delicatamente, mi fece distendere sul letto,non capivo bene cosa volesse fare ma volevo che lo facesse, non provavo nessuna vergogna, nessun imbarazzo, era come se lo conoscessi da tanto, continuava a baciarmi ed accarezzarmi e facemmo l’amore. Era la prima volta che provavo una sensazione così intensa, così devastante, così coinvolgente; tornata a casa non feci che ripensare a quei momenti, mi rimproverai per aver fatto una cosa incredibile,” la prima volta che ci esci, Laila, non è da te, mai successo, mai neppure concepito, eppure”…Mi venne a prendere la mattina successiva, girovagammo in auto, poi andammo verso i campi, su per una collinetta e alla luce del giorno, lì  tra i campi, facemmo ancora l’amore. Ci salutammo, sarebbe tornato fra un mese circa,gli promisi che lo avrei aspettato e lui disse che mi avrebbe chiamata. Lo amavo già e già così tanto, lui diceva la stessa cosa, continuava a ripetermela, provai a non farlo ma finii per crederci. Quando tornò circa un mese dopo  venne a cena da me, per conoscere i miei,  si era presentato nel pomeriggio con delle orchidee in una scatola, come nei film, come  alle dive, che importava se era l’unico fiore che aveva trovato dal fioraio del cimitero, che importava se le orchidee non mi erano mai piaciute, le aveva prese per me! Venne a cena, il primo ragazzo che portavo a casa… Arrivò con il suo blazer di lana blu, le sue scarpe bianche, lo trovai bello come il sole, anche se un po’ fuori moda. Bella cena, lui sempre così brillante, mai a disagio, sempre con la battuta pronta, mai volgare, mai una parolaccia, le saprà? Restò poco quella volta, solo un paio di giorni, ma facemmo l’amore in macchina non so quante volte, lo accompagnavo nei suoi giri, cenavamo in pizzeria e poi finivo sempre fra le sue braccia, ogni volta. Il tempo a nostra disposizione era sempre molto poco ma l’intensità di quei momenti rendeva ogni attimo eterno. Ci sentivamo al telefono ogni volta che potevamo e le telefonate erano sempre piene di parole dolcissime e di quello che io credevo vero Amore. Ogni volta che dovevo lasciarlo non vedevo l’ora di rivederlo e cercavo ogni occasione per stare con lui. Come  il giorno della gita parrocchiale al parco divertimenti dalle sue parti. Mauro mi aspettò all’ingresso del parco, all’arrivo salutammo tutti e mi portò in giro per i dintorni dicendomi che prima di vedere ciò che ha fatto l’uomo bisognava vedere quello che ha fatto Dio. Pranzammo in un agriturismo all’aperto, in mezzo alle montagne, o erano colline? Dopo pranzo  mi portò in una casetta dismessa dove non c’erano nè acqua né elettricità ma a me sembrò una reggia. Ricordo che avevo della biancheria sempre terribilmente ricercata e che  mi sentivo bellissima. Fino a quando non lo avevo conosciuto non mi ero mai sentita così, mi ero sempre vista un brutto anatroccolo, lui mi faceva sentire stupenda e mi insegnò a vedermi come ero realmente: alta, bionda, fisico asciutto e ben proporzionato, poco seno ma gambe chilometriche, insomma, mi fece capire che ero davvero una bella ragazza e non solo ai suoi occhi ed era una sensazione meravigliosa.

Ero talmente innamorata da non accorgermi che mentre  io gli parlavo continuamente di me, di come mi sentivo, delle mie emozioni, dei miei sogni, delle mie paure, lo presentavo ai miei amici ,lui invece era sempre così misterioso,non mi presentava mai a nessuno, non diceva mai nulla delle sue cose, io ero un libro aperto, lui  usava sempre mezze parole. Però io ero felice, lui mi faceva sentire come non mi ero mai sentita ed anche il sesso, fino ad allora così tabù e sconosciuto, con lui era così naturale, aveva ogni volta qualcosa di diverso, di strano ,mai volgare ma così speciale. Mi piaceva essere come lui voleva, per far piacere a lui ma anche a me, lui sembrava conoscere i miei gusti ancor prima di me ed io non riuscivo mai a dirgli di no.

Ricordo una  sera in cui mi portò a cena in una pizzeria e lì mi raccontò con un’esattezza incredibile un film di cui non disse il titolo ma quando, tempo dopo, lo vidi alla tv, capii subito che era il film che mi aveva raccontato, l’avevo già visto attraverso il suo racconto, attraverso i suoi occhi. Mauro era così, entusiasta di tutto, sicuro di sé, allegro, vivace, loquace (anche troppo), intelligente, così tanto. Era tutto quello che io non ero: timida, impacciata, insicura, sempre pronta a passare in secondo piano, il suo modo di essere mi affascinava e mi soggiogava terribilmente. Credo sia stata quella stessa sera che, su un tovagliolo di carta, scrisse la mia tesi di laurea. Ero in stallo, mi mancavano due esami e la tesi ma non riuscivo ad andare avanti, non riuscivo a trovare la forza e la motivazione per finire. Ne parlammo, lui capì in un attimo cosa mi frenava, da dove veniva la delusione che non mi permetteva di andare avanti. Mi disse :”Pensavi che ti avrebbero insegnato un mestiere?” Aveva capito tutto, prese un tovagliolo di carta, una penna e scrisse i capitoli della mia tesi. Fu da lì che presi la forza per laurearmi, la mia tesi fu molto diversa ma partì da lì. Trovare qualcuno che fa l’amore  facendoti sentire magica forse non è poi così difficile, ma trovare chi ti capisce, sa leggerti dentro, ti stimola ….non si può non amare uno così: Mauro era tutto per me!

Una sera, inaspettatamente, mentre parlavamo, prese un filo della luce, intrecciò i fili di rame che vi stanno dentro e ne fece un anellino a forma di fiore, il più bell’anello che avessi mai visto e me lo mise al dito! Quell’anello era la cosa più preziosa e bella che io avessi mai posseduto, me lo aveva donato l’uomo di cui ero perdutamente innamorata e l’avrei portato e custodito gelosamente. Certo, quando lo feci vedere orgogliosa alle mie amiche, mi guardarono tutte con aria di sufficienza, ma il mio anello era prezioso più di un diamante, loro non potevano capire. Quando non ero con Mauro mi mancava da morire, ma sapere che lui c’era mi bastava per andare avanti, nel frattempo avevo finito gli esami, stavo preparando la tesi e speravo che lui fosse fiero di me.

Tutto questo durò circa due anni, non ci eravamo visti molto spesso ma la profondità del mio sentimento non aveva bisogno di una sua presenza costante, tanto prima o poi saremmo stati insieme per sempre. Arrivò il giorno del matrimonio del fratello, dalle mie parti, in provincia, le fidanzate sono invitate ai matrimoni, io ero la sua fidanzata, perché nessuno della sua famiglia poteva sapere di me e conoscermi? Era l’occasione ideale per presentarmi. Fu così anche per la nascita della nipotina, speravo mi chiedesse di partecipare al battesimo, invece….ci soffrivo, ma non dicevo nulla. Perché lui venisse a casa mia, frequentasse la mia famiglia, i miei amici mentre io non ero mai stata presentata a nessuno dei suoi conoscenti, resta ancora oggi un mistero. Mi sono data delle spiegazioni, ma quale sia la verità, ancora oggi, lo ignoro.

 

L’idillio cominciò a vacillare, soprattutto quando, sola nella sua auto, cercando una musicassetta di Lucio Dalla, finii per ascoltare la voce di una giovane donna dall’accento straniero che gli diceva, con insistenza: ”Ti voglio tanto, tanto bene”. Ascoltai immobilizzata, il mio cuore sembrava esplodere, feci tornare indietro il nastro e, con un sadismo di cui solo una donna ferita è capace, riascoltai quella voce ancora e poi ancora. Alla fine, dopo aver asciugato le lacrime che scendevano da sole, rimisi il nastro all’inizio ed aspettai. Ricordo i pensieri che mi affollarono la mente in quei momenti e le emozioni: dolore fortissimo, vergogna, avevano ragione le mie amiche. Io non avevo mai nemmeno concepito di poter accettare la corte di un altro, io gli ero fedele in tutto e per tutto, perfino nei pensieri, e quello ne era il compenso. La terra si era rotta sotto i miei piedi ed i dubbi si erano impossessati della mia mente e ora, col senno di poi, credo , non l’abbiano mai più lasciata. Appena salì in auto, spinsi la cassetta nel mangianastri e partì quella voce…Mauro non cercò né di negare, né di giustificare, si limitò ad incolparmi di aver rovistato tra le sue cose e si arrabbiò molto. Finì che io che ero l’offesa ero diventata la colpevole. Comunque, anche quella sera andammo a cena, anche quella sera, piano piano la tensione si allentò e facemmo l’amore, come sempre. Volli credergli, avevo bisogno di credergli, disse che era una vecchissima cassetta e che non ricordava neanche di chi fosse quella voce, che io ero il suo grande amore e scemenze del genere a cui una ragazza innamorata si attacca disperatamente. Partì ed io rimasi ad aspettare le sue chiamate che però incominciarono a diventare sempre più rare. Rispondeva alle mie, ma qualcosa non andava ,non capivo cosa, del resto lui non si faceva capire e non mi diceva nulla.

Arrivò il giorno della discussione della tesi, avrei voluto che lui fosse lì ad ascoltarmi, ma Mauro non venne…

Qualche giorno dopo organizzai la festa per la mia Laurea, i miei ci tenevano, ero la prima laureata della famiglia…invitai gli amici più cari, ma non sarebbe stato nulla se non ci fosse stato Mauro. Si presentò senza un regalo, disse che aveva ordinato una targa in bronzo ma che non era pronta, io non avevo bisogno di regali, la sua presenza era il mio regalo, l’unico che volevo. La festa passò tranquilla, confetti, foto… foto, tutto ciò che mi rimane di lui!

Festa finita, venne a dormire da me, nella camera che era dei nonni. I miei sarebbero partiti presto per una gita parrocchiale la mattina successiva. Aspettai che uscissero e sgattaiolai di sotto, come gli avevo promesso. Entrai nel suo letto e facemmo l’amore, l’amore più dolce che avessimo mai fatto!

 Quella fu l’ultima volta che lo vidi, come sua fidanzata almeno. Partì, le sue chiamate divennero nulle e rispondeva sempre meno alle mie.  Capii che era finita ,gli chiesi di riportarmi le mie cose: foto, filmati, lettere, nel disperato tentativo di tenerlo ancora legato a me. Accettò e ci incontrammo in un piccolo giardino pubblico dove io, in un mare di lacrime, gli restituii quel preziosissimo anello e lui distrusse foto e lettere in un piccolo falò, indifferente al fatto che in quelle fiamme stavo bruciando anch’ io.

Non lo cercai più e lui non si fece più vivo. Il dolore che provai fu terribile, insieme a lui se ne era andata la mia gioia di vivere. Avevo una laurea ma non sapevo come spenderla, non avevo un lavoro e non avevo un fidanzato, ero una ragazza ingenua ed innamorata dell’Amore….Furono mesi ed anni durissimi, poi il tempo fece la sua parte ed una sera, per caso, incontrai un meraviglioso ragazzo che mi ha fatto godere di nuovo della vita e che è poi diventato mio marito.

 Sono passati quasi 25 anni  da quell’incontro sul dondolo, ora sono una professionista apprezzata, ho un marito, dei figli, la vita mi ha regalato tutto quello che sognavo, non sono più quella ragazza ingenua innamorata dell’amore ma sono una donna serena che ha imparato ad apprezzare la bellezza della quotidianità. Non so che fine abbia fatto Mauro, io non l’ho più cercato perché l’Amore non si insegue né si obbliga, deve essere spontaneo. Ogni tanto, però, quando sono sola con i miei pensieri ed ho voglia di ripercorrere il viale dei ricordi, torno a quella sera, a quel dondolo e mi lascio cullare dal suo lento movimento con le mie labbra che si schiudono ad un dolcissimo sorriso.                               Laila C.

 





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