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La Ballata di monsieur Rouge

La ballata di monsieur Rouge


Sbamm!!


La mano cala come una mannaia sulla sveglia, che si frantuma in mille pezzi. Ne sta ricomprando quattro a settimana, quando gli va bene, quando la rabbia non gli esplode da dentro come un fulmine nel cervello appena si sveglia, il che sta succedendo una mattina sì e l'altra anche.
Arranca ad occhi chiusi verso il bagno, la testa annebbiata dal dopo sbornia, ma la carta da parati ingiallita delle pareti del corridoio, però, lo accompagna in cucina, apre il frigorifero, si scola un rimasuglio di birra di una lattina che chissà come e da chissà quanto è lì, mezza vuota, sgasata, ammaccata pesta pure lei, che accidenti avrà combinato ieri notte? L'ultimo flash che ricorda è la faccia del tizio che stava prendendo a cazzotti, e quasi gli scappa un sorriso. Da una tasca dei pantaloni tira fuori una sigaretta rimasta miracolosamente intatta, se la infila tra le labbra e tra un colpo di tosse e l'altro si deporta in bagno strascicando i piedi, ma se potesse se ne tornerebbe a letto per addormentarsi e non svegliarsi più. Chissà se dopo morti i sensi di colpa ti abbandonano e i fantasmi se ne vanno?

Ma guardati! fai pena, cazzo!...arranchi come uno zombie...la tua è un'esistenza...inutile, anzi già che hai tirato su quel sacco di ossa e pelle morta che ti ostini a chiamare corpo è una gran cosa...perché insisti a riaprire gli occhi ogni stramaledettissima cazzo di mattina?!...non la capisco questa testardaggine nel voler vivere una vita come la tua...da dove la prendi tutta questa determinazione, sottospecie di mollusco? Dovresti essere fiero di te, gran figlio di puttana.

Il traffico il traffico il traffico. Quanto detesta il traffico! Gli fa venire l'ansia. C'è qualcosa di rassegnato all'ineluttabile, in quello star fermi o camminare a passo d'uomo, negli sguardi afflitti, rancorosi, vuoti, ostinatamente chiusi dietro a finestrini che tentano di nasconderne il senso di sconfitta, nel gesto di ingranare stancamente la prima sapendo che tanto più di mezzo metro non farai, e quindi che diavolo lo faccio a fare se poi sempre qui mi ritrovo?

Mmmhhh!...il traffico come metafora della vita!...bella stronzata!

Il tipo che gli bussa sul finestrino ha l'aria parecchio infastidita, stai accelerando a vuoto, idiota, e non ho voglia di respirarmi la tua merda! Era successo così anche quando lei gli aveva detto che era tutto finito. Gli si era inchiodato il piede sull'acceleratore, quando aveva saputo delle carte del divorzio da firmare, come se andare a tavoletta lo potesse aiutare a fuggire dalla sensazione di gelo che gli aveva mozzato il respiro o ad arrivare il più presto possibile dall'avvocato e farla finita prima che la rabbia iniziasse a montare come un'onda gigante pronta a cancellare tutto quello che avrebbe incontrato al suo passaggio, come se continuare quella corsa folle fosse l'unico finale accettabile di una sceneggiatura scritta male. L'ultima cosa che ricorda sono le urla di loro che precipitano nella scarpata, rotolando nella macchina come dentro una lavatrice che fa la centrifuga.

Sudi freddo, brutta merda...lo sai che i debiti prima o poi si pagano...ma certo che lo sai...è magnifico vederti sciogliere nel tuo stesso schifoso sudore freddo, le mani umidicce che afferrano il volante come se volessero spezzarlo, le nocche sbiancate dallo sforzo e dalla rabbia, la sensazione di vuoto, il panico, il respiro che più ti manca e più sudi e più puzzi come un maiale...il guard rail sfondato, le ossa che si spezzano mentre finite nella scarpata, il sangue di lei che schizza dappertutto, le lamiere della macchina che si accartocciano, la vita che la abbandona senza che tu possa fare niente, le sirene, l'ambulanza, la morte che se la prende, liberandola da te...davvero pensavi che l'avresti passata liscia?...davvero pensavi che avresti vissuto in pace come se niente fosse stato il resto dei tuoi inutili giorni?...suda, maiale, continua a sudare...

In ospedale gli dissero che c'era voluta tutta la notte per tirar su la macchina dallo sprofondo nel quale era precipitata. Gli era andata bene, gli dissero, era stato sparato fuori dall'abitacolo insieme a Ryan, il loro cane, il cane di Estelle, lei invece l'avevano identificata soltanto grazie all'impronta dei denti, quelli che erano ancora in bocca dopo l'incidente. Aveva cominciato a lavorare venti ore al giorno, per distrarsi, per sopportare il peso di quello che aveva fatto, credendo di poter superare il peggio, almeno il peggio, ma non era bastato, così aveva iniziato a bere come una spugna, per stordirsi, per non pensare, forse per morire d'alcol e chiudere per sempre con se stesso e con il mondo, ma neanche quello era bastato, tutto tornava su sempre più spesso, la voce di lei, fattene una ragione, il gelo che se lo prendeva, non puoi farlo, il piede paralizzato sull'acceleratore, l'ho già fatto, la curva che si avvicina veloce ed inesorabile, lo schianto contro il guard rail, il davanti dell'auto che si accartoccia, la macchina che rotola, il sangue di Estelle, il nome di sua figlia, le urla, il sangue, il buio, il niente.
Il barista lo guarda a bocca spalancata, pietrificato tra la macchina del caffè e le mensole dei liquori, lui si guarda intorno, la camicia inzuppata di sudore, una vecchietta seduta a un tavolino con un cappuccino davanti lo osserva terrorizzata, di nascosto, mentre sgrana rosari veloce come una mitragliatrice, la macchina parcheggiata in malo modo a cavallo del marciapiede. Un altro black out, ha avuto un altro maledetto black out.

Te l'hanno mai detto che sei un cazzo di alcolizzato all'ultimo stadio?!...forse gli altri non te lo dicono perché gli fai pena, lo posso capire...a me no...a me fai soltanto schifo...vederti scivolare inesorabilmente verso l'autodistruzione, un bicchiere dopo l'altro, sconfitta dopo sconfitta, fallimento dopo fallimento, mi ha quasi ripagato di tutto il tempo in cui dovuto sopportare la tua presenza nel mondo...vedere la tua vita andare in pezzi mattone per mattone è stato balsamo per l'anima, bastardo...dai, fattene dare un altro, affoga una volta e per tutte nella disperazione e falla finita senza disturbare nessuno, con la tua vita da zero assoluto.

Il traffico, il traffico, maledetto traffico. Oggi è ancora peggio, forse perché è passato un anno esatto da quella maledetta sera. Un anno lungo un'eternità. Aveva conosciuto Estelle nel parco sotto casa dove spesso andava a lavorare con il portatile. Le era piaciuta subito. Le mani eleganti, il portamento, gli occhi di un blu incredibile che illuminavano un viso quasi perfetto lo avevano completamente rapito. Quando lei gli porse una macchinetta fotografica chiedendo di farle una foto ricordo perché avrebbe dovuto tornare a casa la mattina dopo lui aveva colto l'occasione per attaccare discorso ed così, alla fine, a casa non c'era più tornata. Era tutto quello che gli rimaneva di lei, quella foto, l'ultimo scampolo di presenza di Estelle. Lei sorride, indossa un vestitino di cotone leggero ed è bella come nessun'altra potrà mai essere. Pagherà, per quello che ha fatto, prima o poi pagherà, ne è certo.

Non guardarla, gran figlio di puttana...non te lo sei mai meritato, quel sorriso, non meriti neanche un istante di quello sguardo, non meriti neanche una scintilla del blu infinito di quegli occhi che sembrava che c'era sempre il sole. Non piangere come se l'avessi amata, perché quelli come te non amano, non ne sono capaci, ci vuole forza, coraggio, per amare, ci vuole cuore, e tu hai soltanto un pezzo di carne secca, lì dentro. Pagherai, per avermela portata via. Prima o poi pagherai, stanne certo.

Con il tempo, però, quella piccola immagine appiccicata sul cruscotto era diventata un insostenibile post-it che gli ricordava continuamente ogni dettaglio del suo fallimento. Sì, era venuto il momento, dopo aver svuotato la casa di ogni oggetto e vestito appartenuto ad Estelle di liberarsi per sempre anche dell'ultimo pezzo di quell'amore disgraziato, e forse avrebbe ricominciato a vivere, forse.
Un altro semaforo rosso. Che palle! Lei sorride, indossa un vestitino di cotone leggero ed è bella come nessuna potrebbe mai essere.

Lascia quella foto, non toccarla!!...

Chiude gli occhi, come se facendolo potesse far scomparire quel sorriso e con esso il blu infinito di quello sguardo che gli erano rimasti impressi a fuoco nel cervello.

Ehi...ehi!...sveglia bastardo, non chiudere gli occhi!...quando chiudi gli occhi succede sempre qualcosa di brutto...non lo sopporterei...non questa volta...non oggi...

Accartoccia la foto nel palmo della mano, delicatamente. Non sente il caos dei colpi di clacson degli automobilisti furiosi che gli bestemmiano contro perchè è scattato il verde, non sente niente neanche quando comincia ad aprire il finestrino per gettar via quel pezzo di carta che gli pare stia per fondergli la mano, l'ultimo ricordo di lei come l'ultimo respiro.

Che fai?...che cazzo stai facendo?!...no no no no no non puoi cavartela cosi!...


Quando riapre gli occhi, la foto di Estelle si spiega contorcendosi lentamente, schiacciata tra il calore del sole e quello dell'asfalto. L'uomo guarda per l'ultima volta il sorriso di Estelle.

Pagherai per avermela portata via!!

Poi non vede più niente.

 

Commissario!...commissario sta bene, è tutto a posto?...commissario, la sigaretta!

Sì, sì, tutto a posto, grazie, dice il commissario Radusson tirando giù una bestemmia per il mozzicone di sigaretta che gli sta bruciando l'incavo tra indice e medio. Una roba del genere l'avrà vista si e no tre volte in tutta la sua carriera. Certo fare lo sbirro implicava giocoforza aver a che fare con la parte peggiore dell'essere umano, ma casi come quello...
Il raccordo del viadotto era un campo di guerra. Fumo, urla, una donna stava morendo dissanguata incastrata nella carrozzeria di quel che rimaneva dell'auto, i semafori erano stati sdradicati da una macchina che aveva sfondato il guard rail ed era precipitata nell'anello inferiore schiantandosi contro la cabina di un tir dopo aver fatto una strage, gli spiega frettolosamente uno sbirro.
Era successo, gli aveva spiegato il capo della pattuglia arrivata sul posto per prima, che un certo Daniel Rouge, uno con una lista di precedenti per rissa e violenza domestica lunga qualche kilometro, a un certo punto pare fosse impazzito e fosse partito sgommando, con il chiaro intento di schiantarsi contro il primo povero disgraziato che si fosse trovato davanti, soltanto che prima di riuscirci ci aveva rimesso la pelle un bel po' di gente.

Una cosa pazzesca, commissario! Stavo andando a svegliare quel coglione che fissava la foto che aveva appena tirato fuori dal finestrino. Era verde da mezz'ora ma il tizio s'era incantato, così sono uscito per dirgli di darsi una mossa...a quel punto il tizio mi guarda, mi fissa e urla come un pazzo «pagherai per avermela portata via!!!...» e parte a tavoletta...speriamo che questo cazzo di cellulare ha ripreso qualcosa!...





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