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Halloween. La vera storia di Jack O'Lantern

Lamentarsi era il suo passatempo preferito, e anche la scusa che gli consentiva di ubriacarsi senza avere l'ombra di un senso di colpa.

— Povero Jack— gli sussurrava la sua coscienza, riempiendogli il bicchiere

— È nel destino di tutte le buone persone, come tu sei, l'essere soli e scacciati da tutti come accade ai cani rognosi, bevi Jack e consolati col nettare che ti manda il cielo—

E lui tracannava senza tregua sentendosi sempre più buono e più solo.

Quella sera, accompagnata dalla propria immagine che ondeggiava tra i fumi dell'alcol, era più cupa del solito e invogliava a stonarsi di più. Jack chiese all'oste di versargli ancora da bere che l'avrebbe pagato domani, ma l'oste rifiutò, dicendogli che accanto a lui stava ridendo il diavolo. A Jack parve di vederlo quel diavolo, e volle spegnergli il ghigno puzzolente che gli incorniciava quei denti rossi di sangue. Così cominciò a provocarlo, dicendogli che mai e poi mai sarebbe riuscito a trasformarlo in una cattiva persona, e che Jack la sua anima non l'avrebbe venduta per nulla al mondo.

Quello che gli era parso essere un diavolo smise di sogghignare e si trasformò in una moneta d'oro che rotolò, tintinnando in volute aggraziate, sul tavolo vicino alla sua mano.

Jack era un contadino, non uno stupido, e l'arraffò in fretta, prima che l'oste ne reclamasse la proprietà; se l'infilò nel portamonete vuoto e, per non correre rischi di perderla, ci mise dentro anche la croce d'argento che portava al collo. Il diavolo, tutto intento a trascinare Jack all'inferno, non si avvide subito di avere la sacralità di una croce per compagna, e la sua forma di moneta evanescente si irrigidì nella paura delle conseguenze terribili che ha ogni fiamma quando si avvicina all'acqua. Impossibilitato persino a bestemmiare cominciò a supplicare Jack di liberarlo da quella nefasta compagnia, promettendogli ricchezze enormi e potere, ma Jack era un contadino, non uno stupido, e chiese in cambio la libertà dalle fiamme degli inferi. Il demonio non ebbe scelta e obbedì, prima di essere liberato da quella pesantissima croce.

Jack era felice, perché questa volta era riuscito a mantenere ciò che si era ripromesso di fare: forse l'anima l'aveva sì venduta, ma non per una cosa di questo mondo.

Il resto della vita lo trascorse commettendo le più ignominiose malefatte, senza il timore di avere ripercussioni in cambio, perché le fiamme degli inferi non stanno solo all'inferno, ma anche in ogni respiro dell'anima, e bruciano del rimorso che la coscienza alimenta senza mai fermarsi.

È la vita che chiama la morte, e la morte in uno stato dell'essere è nascita in un altro e diverso stato dello stesso centro attorno al quale un altro essere prende forma e, insieme a quella, si prende anche il peso di un destino che Jack credeva di non avere più.

L'anima di Jack attraversò lo Stige e rise davanti alle porte infernali dove Lucifero lo stava aspettando, non immaginandosi che anche quel maledetto demone gli avrebbe ghignato dietro che la vendetta si sarebbe compiuta anche fuori dalle sue fiamme.

Jack a quel punto si chiese se oltre all'inferno e al paradiso, ai quali gli era stato impedito l'accesso, ci potesse essere qualche altra dimensione dove errare felici, e la risposta l'ebbe dal buio dell'universo.

Fu in quel buio che scoprì il senso simbolico nel quale sono racchiusi l'inferno e il paradiso, che non sono luoghi allo stesso modo nel quale non possono essere eterni, perché Eterno è solo l'unico Mistero, assoluto, eterno e infinito, che tutto avvolge e ama. Lo stesso amore che diede anche a Jack il suo embrione di luce, quella stessa luce che, illuminando il Buio sacro, componeva ombre ogni volta che incontrava un ostacolo al proprio irradiarsi. Ora Jack aveva la sua strada speciale da illuminare, e una casa da cercare tra le miriadi di stelle simili alla sua luce, solo tanto più lontane. Da allora Jack vaga, illuminando e domandando asilo in ogni granellino che è pulviscolo dei soli, e quando suonerà alla vostra porta, sul granello dove abitate, fategli coraggio e offritegli qualcosa, perché in fondo lui ha sconfitto un demone, anche se non era quello che ancora abita e ghigna dentro di lui.





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