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Il piccolo chimico

 

Iod aveva un'espressione furiosa assolutamente insolita in lui, che era sempre calmo, paziente e pacato. Si alzò da tavola e puntò un dito contro il figlio 
- E che sia l'ultima volta che ti avviso. Sei un adulto, ormai, e continui a trastullarti con questi tuoi giochetti infantili! Sarebbe ora che tu cominciassi a pensare a cose più serie! - 
- Ma papà - bisbigliò timidamente sueg - non faccio niente di male.E poi sei stato tu a regalarmi quella scatola! - 
- E con questo? - lo interruppe seccamente Iod - te l'avevo regalata per fartici giocare come giocano tutti i bambini. Per fare i soliti impasti, qualche intruglio strano. Non certo per farti fare quella roba lì- e indicò fuori dalla finestra - E comunque è da troppo che ci giochi. Sarebbe ora di smetterla, non sei più un bambino! - 
- ma... ....- sospirò con un filo di voce Sueg - 
- niente ma!!! - lo interruppe bruscamente Iod sbattendo un pugno sul tavolo - te lo ripeto per l'ultima volta. Voglio che tu faccia sparire tutto questo al più presto! - 
Detto questo, se ne andò, sbattendosi la porta alle spalle.

Sueg restò solo. 
Rimase assorto per un pezzo, poi si alzò e si avvicinò alla finestra. 
Guardò fuori. 
La notte era bellissima, nel buio silenzioso il cielo pieno di stelle sembrava un incantesimo. 
Al centro di quel meraviglioso scenario, c'era quel tremolante puntolino luminoso che lui amava tanto. 
Lo guardò con nostalgia, e ricordò il viaggio che ci aveva fatto tanti anni prima. 
Ricordò le bellissime praterie, le maestose montagne, l'immensità degli oceani, quel meraviglioso cielo azzurro, e le calde giornate estive. 
E poi le tempeste, le guerre, i terremoti, il terrore negli occhi della gente. 
Pensò ai suoi amici di allora 
Amici inseparabili con cui aveva vagabondato in giro tra la gente, i discorsi che faceva, i facili trucchetti imparati dal manuale del Piccolo Prestigiatore esibiti davanti a tanti occhi increduli e adoranti. 
Era cosi facile ingannarli, sembravano bambini! 
E poi quei ridicoli ometti che lo avevano condotto in giro, la folla vociante, quel tizio che gli faceva tutte quelle strane domande, e i suoi sforzi per trattenere il riso. 
E infine la scena madre. 
Messo lì su quel palo, assieme ad altri due, con la gente sotto che si divertiva a schernirlo, e lui che reggeva il gioco, recitando come il più consumato degli attori. 
Sembravano tutti cosi contenti, c'era veramente da ridere per secoli! 
Tre giorni dopo, quando se ne andò, perchè il gioco gli era venuto a noia, ridacchiava ancora tra sè.

Guardò ancora quel puntolino tremolante in mezzo alle stelle. 
Ci si era affezionato ormai, ma suo padre non aveva torto. Effettivamente il gioco era durato troppo, si era fatto noioso. 
Era ora di pensare ad altro. 
"Ma non c'è bisogno di un mio intervento" - penso tra sè, mentre si allontanava sbadigliando dalla finestra " stanno già distruggendosi da soli " 
E la cosa un pò gli dispiacque.





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