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lettera

1 marzo 2016

Milano, Italia.

 

Caro Filippo,

volevo parlarti un po' di cosa ne penso io sulla shoah.

Ho fatto riflessioni in passato di cosa è successo,e mi ha sempre lasciato a bocca aperta.

Non so, ma mi colpisce com' è potuto succedere o comunque perché sia successo, anche se adesso sò la ragione.

Povere persone che hanno dovuto soffrire per un'ingiustizia, senza avere colpa, o subito essere uccisi anche questo senza motivo.

I genitori che vedevano i loro figli portati via chissà dove, portati in questi edifici, e non tornavano più indietro.

Alla fine gli ebrei sono come noi, persone.

Hanno diritto di vivere come qualsiasi persona, nessuno deve essere discriminato,per la razza, la lingua e per nessun modo la religione.

Queste persone pagavano un biglietto per fare un viaggio,ma non sanno che partono per la loro morte.

Loro non sapevano niente, pagavano il biglietto per la loro morte!

Io a scuola ne ho parlato con i miei docenti, abbiamo riflettuto molto.

Abbiamo visto uno spettacolo intitolato “L'ultimo viaggio” , tre signori interpretavano delle interviste di soppravissuti, di chi contribuiva,di chi vedeva, ma non faceva niente.

Venivano trasportati sia d'estate sia d'inverno.

Erano molto stretti che dovevano stare in piedi, qualcuno riusciva a scappare dai piccoli finestrini, ma come scendevano venivano scoperti e sparati con una pallottola diritta in testa.

Racconta un soppravissuto che nel mentre stavano viaggiando con il treno si fermò, questo uomo chiese a un contadino dove stavano andando facendo dei segni con le mani, il contadino gli rispose facendo passare il pollice sul collo facendolo passare come un finto taglio.

Il signore non ha dato molta importanza a quel segno che aveva fatto il contadino, poi arrivarono a destinazione:Auschwitz.

Quando erano arrivati venivano divisi in maschi e femmine, nel mentre venivano maltrattati, picchiati e sfrustrati.

Venivano fatti scendere in tempi velocissimi, per pulire i vagoni e far ripartire il treno.

Si dice che quando c'era bel tempo facevano i carini per non creare panico.

Alla maggior parte delle donne venivano tagliati i capelli per riempire i materassi e portati direttamente alla morte nelle camere a gas.

Non venivano fatte acconciature,i parrucchieri dovevano tagliare più capelli possibile.

Loro trattavano le donne come se erano innegozio e parlavano tranquillamente senza rivelare cosa le aspettava dopo.

 

Abbiamo visto testimonianze di una soppravissuta nei campi di concentramento di Auschwitz, la signora Liliana Segre.

Non sa neanche lei come è potuta sfuggire da quel posto che si poteva ben definire un vero inferno!

Come ho già detto, maltrattati senza nessuna pietà, dentro quel posto non avevano nessuna dignità, venivano chiamate addirittura “cose”.

Infatti non venivano più chiamati per nome, ma gli tatuavano a tutti dei codici, queste cifre venivano tatuate sul braccio.

Noi a scuola abbiamo letto un libro intitolato “Destinatario Sconosciuto”.

Questo libro è stato scritto nel 1938, sono stati trascritti queste lettere che si scambiavano due amici in affari.

Max era un americano ebreo che aveva una galleria d'arte in America a San Francisco insieme a Martin che era tedesco.

Questi due amici si scrivevano lettere, per lavoro ,ma anche essendo amici per salutarsi.

Martin tornò in Germania precisamente a Monaco, che era diventata poverissima a causa della crisi econimica,sociale e morale.

La Germania cominciò a credere a Adolf Hiltler e iniziarono le discriminazioni degli ebrei.

Inseguito costruirono dei campi di concentramento e da lì cominciò lo sterminio.

Gli ebrei erano discriminati già dall'antichità, l'ebreo viene definito come il capro espiatorio universale.

Martin durante gli anni cambiò il modo di pensare sugli ebrei,all'inizio lo chiamava amico da poi a passare a ebreo e infine a chiamarsi di cognome.

Max aveva una sorella ebrea di nome Griselle, faceva l'attrice e doveva recitare in Europa lei dopo lo spettacolo teatrale sostenne che fosse ebrea,la gente comincia a discriminarla e lei scappa da Martin,ma lui la inganna dicendole di andare al parco e poi si dice che lì fosse stata uccisa.

Alla fine Max si vendica, mandando lettere con finti codici e scrivendo che c'era un compleanno dei parenti, per far capire che loro fossero parenti e quindi ebrei.

Questo libro si chiama il “Destinatario Sconosciuto” perché in questo romanzo epistolare cioè lo scambio di lettere ci sono due lettere intitolate come il titolo perché ci furono due sparizioni, quella di Griselle e quella di Martin.

Vorrei che ti ricoderesti che tutte le persone sono colpevoli, ed ancora tutt'oggi alcune persone negano dell' evidenza dei campi di concentramento e dello sterminio degli ebrei, ricorda coprire significa essere complici.

Spero che ti venga la mia stessa curiosità di anche approfondire ancora di più su questo argomento.

Con tanto affetto

 

Linda

 

 





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