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Pulp napoletano

Quando Antonio uscì quella mattina, pensava solo alla marenna contando i minuti affinché si facesse ora di pranzoSalutò Marisa con il solito bacio sulla guancia, poi la sua frase, quella di sempre, “ ti amo tanto” . Antonio era una brava persona, io l’ho conosciuto, era un uomo di cuore, forse solo un po’ fanfarone. A conti fatti, non meritava di morire così presto. Non in quel modo almeno. Antonio faceva il carpentiere e, adesso posso dirlo, Antonio è morto da stronzo. Veramente. Come muoiono in tanti del resto, senza preavviso, senza un saluto, un abbraccio. Così,all’intrasatto. Saranno due anni. Stava riparando il tetto di un grande centro commerciale, stava a Giugliano e faceva freddo. Quel giorno era salito come sempre, in subappalto, pregando il Padreterno. Il settore è in crisi, bisogna tagliare i costi , bisogna fare presto. Allora si fa a meno dell’elmetto, dei supporti, delle scale, delle impalcature. Ci si arrampica, tanto, lo hai già fatto mille volte, sei allenato. Nun fa niente. Accetti il rischio e sorridi come un fesso. Hai bisogno di lavorare, perché di fatica ce n’é poca, hai bisogno di portare i soldi a casa. Tieni e’figli. Allora Antonio accettò di salire e così facendo, accettò anche il rischio. La Morte fa così, quando è giunta l’ora non ci pensa due volte. Arriva in silenzio. Basta un attimo, un piede in fallo e sei di sotto. Il volo durò meno di un secondo, dieci metri, forse più e tutto diventò nero, di botto, lo stesso botto che fece il corpo quando toccò terra. “Antò sei morto” pensò l’uomo parlando in terza persona. Però Antonio non morì subito. Si fece tre giorni in terapia intensiva, in agonia, di morire non ne voleva sapere proprio. Antonio era forte, era una bestia ed aveva le mani rotte di fatica, rotte per la caduta. Marisa intanto, se ne stava a casa a cucinare il pollo. Quando arrivò la telefonata pensò ad un macabro scherzo. Poi, venne qualcuno a casa e capì che tutto quello che sembrava un incubo era vero. Mistero della vita. Un attimo prima stai mettendo il pollo in forno, con le patate, un filo d’olio, due cipolle, un attimo dopo il pollo si è bruciato perché ti hanno detto che sta morendo tuo marito. Sentì il mondo crollarle sotto ai piedi. Acqua e zucchero presto, che maniere. Un po’ di tatto ! Protestò Amelia corsa ncopp’a’ botta. Appena si riprese, la portarono in ospedale ed il viaggio per Marisa durò un istante. Restò fuori al reparto di rianimazione e non poté vederlo subito. Antonio stava lottando. Antonio stava morendo. Marisa intanto stava fuori la stanza a pregare, con la foto del Cuore di Gesù stretta fra le mani, i miracoli possono sempre accadere le dissero. C’era tanta gente a sostenerla, tanti abbracci ma Marisa non sembrava rendersene conto. Si era chiusa nel suo mondo, pregava e ricordava i bei momenti passati con Antonio. Il matrimonio, la festa , i fiori. Belli tiempi. Poi ancora, le vacanze al mare, le prime da ragazzi senza figli. Ricordava i pomeriggi passati in stanza a fare sesso. Belli tiempi. Il mondo stava crollando, come il suo castello fatti di progetti. Antonio stava morendo. “Ce la devi fare “ pensava Marisa e non mangiava da giorni, non aveva più lacrime da versare, non aveva più voglia di niente. Lui, Antonio, stava in un letto a lottare con la Morte, contro la sua Sorte. Una lotta impari, il destino di tutti è già scritto. Fratture dappertutto, emorragia cerebrale, lesioni interne. Quando Antonio morì per Marisa fu un brutto colpo, stracciò la foto di Cristo e gli disse che non era giusto. Antonio era un brav’uomo, era onesto, quando spirò c’era ancora la macchia del suo sangue sull’asfalto.

Nei giorni a seguire la casa della signora Marisa, al terzo piano del condominio Schiacciacocci, fu la meta di un pellegrinaggio. Vennero tutti. Venne il sindaco, l’assessore, il masto, don Pasquale il maledetto, venne il parroco. Tutti si misero a recitare la solita commedia.

“ Ti stiamo vicino, non ti lasciamo.”

“ Faremo, diremo, provvederemo.”

Verbi al futuro troppo remoto per essere vero.

Poi niente, al posto di Antonio adesso ce ne sono altri che lavorano nelle stesse condizioni. Senza protezioni, a nero, senza pensione, senza liquidazione. Senza futuro. Qui non cambia mai niente. Ci dobbiamo arrangiare. Intanto ci affidiamo al Padreterno.

“ E’ stato un bel funerale, però, c’erano tutti “ disse Marisa a mente fredda.

“ Il ragazzo come l’ha presa? “ disse Amelia preoccupata.

“ Sta chiuso nella sua stanza. Gioca dalla mattina alla sera. Sembra che non se ne sia accorto. Ha detto la dottoressa che deve elaborare il lutto. “

“ Passerà, ci vuole solo tempo. Io ti starò sempre vicina, questo è certo” disse Amelia da vera amica.

In effetti le due donne sono amiche inseparabili. Si considerano sorelle. Si sostengono sempre, specie nei momenti brutti. Per adesso fanno le butteglie e sparlano della gente.

“ Che te ne pare della ragazza del piano di sopra ? “

“ Io la vedo una tipa strana. Poi ho notato un via vai sospetto. Non me la conta giusta. Vedo salire solo uomini. Tutti diversi.”

“ Ma non ha il fidanzato? “

“ Chi, il rosso chiatto ? Per me fa o’curnuto cuntento “ disse Marisa un pò acidella.

“ Ma che vai dicendo ? “ rispose Amelia e si fece il pizzitiello a riso .

“ Amè, io sento sempre degli strani rumori al piano di sopra. In concomitanza con la stanza da letto. Mi comprendi ? Quelli fanno sempre sesso, te lo dico io, sesso violento. L’altro giorno credo abbiamo spaccato il letto !” e si portò la mano sulla bocca.

“ Ma che vai dicendo ? “

“ Quella secondo me fa la vita. Come si dice ? “ schioccò le dita come se avesse la parola sulla punta della lingua.

“ Fa la escòrt !” le suggerì Amelia.

“ Si, ecco. Secondo me fa la escort.”

All’improvviso dei rumori dal piano di sopra.

BUNGTEBANGHETE , BUNGHETE, BANGHETE.

Ecco, che ti stavo dicendo? Li senti ? “

“ Mamma do’ Carmine, è o’vero , sembra proprio che stanno chiavando !”


 





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