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In un supermarket, una sera.....

Mia cara

E' veramente singolare che io ti scriva questa lettera, perchè tu non la leggerai mai. 
Non potresti, e  d' altronde io non mi sognerei mai di mandartela, perchè sarebbe inutile. 
Ma scrivere una lettera a qualcuno è anche un po un modo per parlare a se stessi  ed è per questo che ti sto scrivendo. 
L' altra mattina è  successo un fatto  insolito: mi sono svegliato prima di te e, per la prima volta da quando siamo assieme, ti  ho guardata dormire accanto a me. 
C'è qualcosa di strano,  di curioso nel guardare qualcuno a cui vuoi bene mentre dorme..si fa presto ad essere carini e  piacenti quando si è ben svegli e attenti a tutto. 
Ma quando si dorme no.  
Quando si dorme ci si espone completamente ignari e indifesi agli occhi degli  altri, senza avere il controllo di niente. E' come essere nudi e non  saperlo. 
E un test che pochi superano, e devo dire che anche in questo non mi hai  deluso, lo hai superato alla grande, sei molto bella perfino quando dormi. 
Il  pensiero poi ha vagato un po di suo, rincorrendo i ricordi di questo  paio di mesi trascorsi assieme, cominciando dall'inizio, da quel giorno in  cui ti notai là, nell' immenso piazzale di quel centro commerciale.  
E' un posto dove vado di tanto in tanto, ma non per fare la spesa, no. 
Come ti sarai resa  conto, detesto farla in questi posti cosi spersonalizzati, asettici, pieni di  gente e bambini svolazzanti. 
Questi posti con quel continuo brusio di  sottofondo che sembra la soundtrack di un film in cui fai la comparsa a tua insaputa,  con scaffali chilometrici dove se cerchi della semplice mortadella, sei  costretto a leggerti centinaia di etichette dei più svariati tipi di  mortadella, prima di capire che quella normale, come ce l' ha il salumiere sotto casa,  quella che hai sempre mangiato, loro non ce l' hanno. 
Ci vado perchè, anche se amo la solitudine (come sai la mia ex moglie mi chiamava lupo  randagio non senza una sottile sfumatura dispregiativa) ogni tanto però amo fare il cosiddetto bagno di folla, mischiarmi in mezzo a questa umanità frenetica e vociante che sembra  sempre avere una fretta indiavolata, come se ognuno di loro avesse da fare  chissà quali importanti cose. 
Sempre di corsa, sempre a velocità disumana, a un ritmo che non ci appartiene. 
Fanno di una precedenza una questione di vita e  di morte, poi vanno a casa e si mettono a sonnecchiare davanti al grande fratello.  
Ci vado anche perchè, dopo tutto questo,  è bello uscire  all'aria aperta, all'aria fresca del tardo pomeriggio, quando comincia a imbrunire, e pregustarsi  ancora di più quella solitudine a cui stai ritornando. 
E fu proprio in uno di questi momenti che ti vidi. 

Camminavi piano, con la testa un pò bassa, e ogni tanto ti guardavi attorno. 
Notai subito il tuo stile curato  ma sobrio, senza fronzoli, a smentire subito qualunque fraintendimento.  
Capii subito che quel tuo passo lento, quel tuo girovagare apparentemente a  casaccio non era da vagabonda, ma di chi ha qualcosa dentro, un malessere che lo  rode, ed  immerso nel suo piccolo microcosmo fatto di dolore, senza badare agli altri. 
Oggi sai che mi piacesti subito, che provai immediatamente una sorta  attrazione irresistibile, a cui non potevo nè volevo sottrarmi.  
Mai e poi mai avrei immaginato di fare quello che feci là quella sera, non lo  avevo mai fatto prima di allora, nè credo di poterlo fare ancora in tutta la mia vita. 
Mi avvicinai a te con l' aria più naturale el mondo e ti chiesi dove stessi andando 
Te lo chiesi come se  nella mia vita non  avessi desiderato altro prima di  allora che fare quella domanda  ad una perfetta sconosciuta, in un immenso piazzale di un supermarket, in una sera come  tante. 
Tu ti sei fermata, hai alzato gli occhi verso di me, quegli occhioni  teneri e bellissimi, e ci siamo guardati per qualche minuto, senza parlare.

Non  avevi paura. 

Tu nel tuo piccolo mondo e io nel mio.....due  microscopici mondi che si sono incontrati quella sera, e sono diventati un unico mondo,  perchè da allora non ci siamo più lasciati. 

E adesso, anche se tutte le  mattine mi svegli alle sei abbaiando e tirandomi via la coperta di dosso, io ringrazio  quel fottuto bastardo che ti ha abbandonata là quella sera.  





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