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Elsa della Neve

Un cappotto bianco nella neve bianca, che copriva la strada illuminata da coni di luce arancio delle lampade ai vapori di sodio, nei quali galleggiavano, come sospesi, legioni di esseri luminosi che altro non erano che minuscoli pezzi di polvere.

I capelli biondi adagiati su batuffoli di pelliccia bianca, soffice cornice per il viso della donna, che emetteva nuvole di vapore candido, mentre passo dopo passo, raggiungeva la grande piazza della città.

Avrebbe tagliato in diagonale attraverso di essa, come ogni sera, per tornare a casa.

Il freddo era netto e tagliente, eppure qualcuno era seduto su una panchina, dentro una parentesi di luce smorta, leggendo un giornale. Quando fu vicina abbastanza, vide che era un vecchio, e rallentò il suo passo nella neve, avanzando silenziosa alle sue spalle.

Fu dietro di lui in pochi attimi.

Guanti di pelle bianca estrassero uno stiletto, e quasi con dolcezza, aprirono la via del sangue nella gola del vecchio. Nessun urlo, nessun movimento scomposto o brusca reazione, solo dei gorgoglii, e poi il vecchio si piegò in avanti fino a cadere nella neve.

La donna si guardò intorno: nessuno. Tornò al vecchio. Inclinò il capo. Il sangue che scorreva nella neve, era amarena versata sul ghiaccio, che il venditore ambulante aveva grattato dal grosso blocco sul suo carrettino, sulla spiaggia. Prese il suo bicchiere, diede le monete al venditore, e colma di gioia tornò da sua madre sotto l'ombrellone che l'aspettava sorridente.

Ma sua madre diventò immobile e grigia prima che potesse raggiungerla e, quando arrivò da lei, non c'era altro che un' informe statua di cenere circondata da fiamme e fumo che, al tocco della sua mano, si sgretolò al suolo.

Ma al suolo c'era il vecchio adesso, niente più cenere, né fumo e fiamme intorno a lei, ma al contrario solo freddo e neve.

Si chinò, ripose lo stiletto, ed estrasse un altro coltello dalla borsa, e cominciò a lavorare: prima sui vestiti, poi sulla carne. Tagli precisi e veloci.

Ripose il suo bottino insieme ai guanti lerci in una busta di plastica che mise in borsa, poi si alzò e si avviò verso l'altro lato della piazza vuota, verso casa.

L'accompagnarono il suono del vento, il freddo della neve e tutto quel bianco, e a lei piaceva. Soprattutto il silenzio.

Prima di girare nella sua strada, entrò in un negozio di alimentari. Prese del latte, della pancetta, del pane, delle uova. Si avviò alla cassa.

<<Buonasera signora.>> le disse il giovane commesso. Strinse i denti, pagò la spesa ed uscì fuori, sollevata. Di nuovo le meraviglie del silenzio. Guardò la busta che gli aveva riempito il commesso. Bianca. Tutto era di nuovo perfetto.

Girò nella prima strada a sinistra, verso casa. Salì le scale e sentì un pianto lontano. Estrasse le chiavi dalla borsa, salì gli ultimi gradini in velocità e, aperta la porta, entrò.

Posò la borsa e la busta sul tavolo in soggiorno, e si affrettò verso la camera del bambino.

<<Piccolo la mamma è qui, su non piangere, buono, la mamma è qui.>> disse sollevando il bozzolo che si faceva sentire a gran voce, portandolo al viso.

Lo cullò per qualche momento poi, quando fu calmo, lo avvolse in una coperta bianca e lo portò con sé in soggiorno, accese la stufa e vi si sedette davanti col bambino adagiato su un braccio.

<<Lo so che hai fame piccolo, la mamma ha fatto più presto che poteva. Ecco qui.>> disse, sbottonandosi il cappotto che non aveva ancora avuto il tempo di levarsi, sbottonò qualche bottone della camicetta, abbassò la maglietta intima, scostò una coppa di reggiseno e avvicinò il bimbo al seno, che cominciò a succhiare avidamente.

Bianco il reggiseno.

Bianca la maglietta.

Anche la camicetta era bianca.

Bianco il cappotto.

La pelle del suo seno e quella del suo bimbo erano bianche.

Tutto era pefetto.

Estrasse con una mano la busta di plastica dalla borsa, prese il cuore del vecchio e lo annusò, inebriandosi dell'odore del sangue.

<<Anche la mamma ha fame piccolo.>>

E sorrise. 





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